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C’è qualcosa dentro di me che è sbagliato e non mi rende simile. Sì ho deciso che questo potrebbe essere il punto di partenza migliore per poter argomentare un post visto che è parecchio tempo che non mi capita di farlo. Tuttavia intuisco molto bene che raccontare cose per dati e per fatti diventa noioso e sterile per chi ascolta; mi viene in mente quella puntata di “Scrubs” in cui JD immaginava la vita come una sit com. Bene. Io odio le sit com. Ma amo i film quindi proverò a parlare metaforicamente come fosse un film: per immagini. Non è decisamente un gran periodo per il vostro eroe (sarei io l’eroe, cioè l’eroe di me medesimo). Non lo è perchè l’affezionatissimo si trova invischiato ed impantanato in diverse situazioni paludose che ristagnano come potrebbe ristagnare una cozza sul suo scoglio. Sveglia, ciabatte, succo di frutta-nastrina. Questo è il trittico di azioni con le quali si apre una giornata all’insegna del “che giorno è?” oppure “dove mi trovo?”. Una volta realizzati questi semplici concetti, e questo avviene all’incirca mentre con la lingua cerco di pulire i residui di nastrina rimasti fra i denti, la fase REM della giornata si conclude con l’invio sistematico di vari e svariati CV (per chi non sapesse ancora della frustrazione di cosa significhi l’acronimo CV, vi annuncio a reti unificate che trattasi della dicitura “curriculum vitae”). Mi raccomando presentazioni belle e lineari, non dite troppo non dite troppo poco, siate sobri siate affabili ma non leccaculo e mettete sempre la ricevuta di ritorno. Giornate con la telecamera fissa con l’obbiettivo sul cellulare, già proprio così carissimi, l’oggetto del terzo millennio, la croce e delizia delle generazioni cresciute fra le “k” degli SMS, il fottuto ultimo baluardo di chi attende una chiamata. Semplicemente una chiamata da qualcuno pronto a testarti lavoro, amicizie, relazioni, la vita in questo si appiana incredibilmente se ci fate caso… siamo tutti in immense banche dati spulciabili selezionabili commercialmente desiderabili se sappiamo venderci opportunamente. Telefono-foglio-appuntamento ecco sì, e allora si cerca la strada, si cerca il vestito più adatto “togliti gli orecchini” no “mettiti gli orecchini” le scarpe la giacca, no ma che te ne fotte si tratta di altro. Tutto segue le proprie regole, il proprio standard. Ti presenti pieno di aspettative con in mano un tubetto di vaselina sperando non ti facciano troppo male, ti presenti col sorriso di chi ha studiato per cinque anni e sente proporsi contratti-formazione-progetto-simpatia-ti-prendo-per-il-culo e non riesce ad ottenere neanche quelli. Ti presenti a chi pretende di giudicarti in cinque minuti, dai il meglio di te, provi a fare la faccia di merda, non ci riesci. “Le Faremo Sapere” il giusto epilogo per tutto. Il mondo, non solo del lavoro, è pieno di chi mi dice “le faremo sapere” di chi apprezza il prodotto, lo rimira, pensa addirittura sia di qualità eppure … eppure rimango sempre lì sullo scaffale con sotto l’etichetta “in offerta, prodotto sottocosto!” cazzo sì sottocosto signori e signore, dovrei mettermi su ebay. MA non lo farò la telecamera torna ad inquadrare i miei passi, i passi di chi si allontana da un ufficio borbottando frasi fra se e sè, i passi di chi si allontana da una piazza o da un locale borbottando sempre qualcosa fra se e sè, passi che cambiano e diventano più ritmati. Scarpe che cambiano, via quelle lucide, via quelle sportive, scarpe da corsa che calpestano sentieri, si insinuano nell’erba di percorsi non troppo battuti e non troppo visibili. Rumori cadenzati, cuore-respiro-incedere, rumori che si uniscono e mi astraggono da tutto, mollare gli ormeggi si parte per il vero viaggio, che molte volte è dentro noi stessi, abbandonando tutto ciò che ci da da pensare attorno a noi, riuscendo per qualche istante a metterci (a metterMI) al centro, una volta tanto. Sinapsi che si muovono allo stesso, ipnotico, ritmo vitale che mi ricorda che ce la posso fare che ce la DEVO fare, che tanto alla fine ciò che non distrugge genera sempre qualcosa. Le migliori intenzioni, partire sempre con quelle e vedere dove si arriva, partire con l’idea che tutto ciò che incontri è di guadagnato, a questo si deve puntare. La ricerca della serenità passa giocoforza attraverso dei processi di egoismo che aborro (brutta parola ma non mi veniva altro), sono disposto a pagarne comunque le conseguenze come un vero piccolo soldato. Sì ogni giorno si celebra l’inizio di una guerra mondiale me vs rest-of-the-world, una guerra silenziosa fatta di armi di gomma con le quali potrei al massimo generare due o tre fastidiosi pruriti. Ma è la mia guerra, giù le mani ergo-indi-percui. Io rimango sullo scaffale dei prodotti biologici, sono cresciuto senza pesticidi bastardi e questo diventa uno dei miei peggiori difetti mi pare di capire. Purtroppo hanno perso lo scontrino. Non posso essere cambiato. La cosa migliore del quando smetti di correre è che ti rendi sempre conto se ne è valsa la pena oppure no. Ti rendi sempre conto se hai corso da solo. Io so farlo benissimo.