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Volpiano TORINO

Bric & Valun

Bric & Valun Come sempre… ogni anno è arrivato quel giorno… quel particolare giorno in cui presente passato e futuro sembrano mischiarsi… ci sono arrivato con la solita ansia agrodolce che conosco molto bene… io e lei… la Vauda… la Bric & Valun. A questo punto è doveroso fare un preambolo, per chi non conosce ciò di cui sto parlando… la Bric & Valun non è solo una corsa campestre e la Vauda non è solo un saliscendi di campi e boschi che si snodano dalle parti di Volpiano, il mio paese. Partiamo dal luogo… un luogo per certi versi magico, per certi altri emblematico… perchè alla fine sembra unire con un filo diretto le esperienze di tutti gli abitanti del mio paese e non solo… chi andava a fumarsi di nascosto le prime sigarette dietro la chiesetta di Madonna delle Vigne… chi si imboscava con la prima fidanzatina per i prati… le scorribande con i motorini quando ancora non si poteva portarli… e la pace, la tranquillità delle passeggiate di quando da piccolo la percorrevi con i tuoi genitori… il suono ritmato e cadenzato dei passi, adesso, luogo in cui da adolescente mi pareva quasi le foglie, gli alberi e tutto sembrasse dirmi qualcosa. Il perdere tutto ciò… il ricordarmi, anni dopo, ritornando a correre nel cuore della Vauda… che alla fine in quel posto per diversi motivi mi ricordo cosa sono, mi ricordo come il correre sia un qualcosa di geneticamente incasellato nel mio DNA… un mio vecchio amico era solito dirmi “La cosa singolare di te è che tu non cammini… sembra tu corra sempre…”. Quanti pensieri ha raccolto e continua a raccogliere la Vauda durante quelli che definire allenamenti mi pare quasi far un torto alla sacralità (sì scomodo paroloni) di quei momenti. La corsa e la Vauda sono sempre state le mie risposte ai grandi drammi ed alle grandi gioie che mi sono capitate fino ad oggi ed è davvero singolare…come un amico fidato con il quale sai (e vuoi) condividere tutto quanto. Arriviamo alla Bric & Valun… che non è solo una corsa, per chi è di Volpiano, per chi, come me sa cosa sia la Vauda… cosa rappresenti il percorrere i suoi sentieri fangosi ed i secchi battuti che durante l’anno si alternano con l’alternarsi delle stagioni. E’ un qualcosa che nell’immaginario collettivo (e mio) è sempre stato un modo per onorare quel posto, per rendere merito al fatto che rappresenta un qualcosa di singolarmente aggregante all’interno del nostro paese… i ragazzini nascono con il mito e l’appuntamento per la competizione più breve, di 6km… nella quale è facile vedere al via intere famiglie che percorrono il loro cammino con la spensieratezza del fare, tutti quanti, qualcosa assieme… è la tradizione e il fascino della gara competitiva, di 13km… che diventa il naturale sfogo per chi vuole rendere la Bric & Valun davvero speciale, vivendola fino in fondo nella piena essenza dei luoghi che si trova a percorrere. Avevo 12 anni la prima volta che mi presentai alla partenza della 13km… e ricordo bene quanto ci tenessero i miei nonni… facevo già atletica… ma per loro partecipare ad un campionato italiano o vincere un titolo regionale era un qualcosa di troppo astratto e distante per poter avere un valore… loro, come tutti i Volpianesi, conoscevano la Bric & Valun, l’avevano vista nascere nei lontani anni in cui ha iniziato a sedurre con il suo fascino l’intero paese e per loro era la massima espressione dello sport… ci tenevano che la vincessi… e da quando a sorpresa, arrivai terzo a 17 anni… ogni anno ci speravano… sentivo di doverlo a mia nonna che intanto era scomparsa… e l’ho sempre promesso senza mantenerlo gli ultimi anni… quelli in cui mio nonno oramai divorato dal parkinson riusciva ancora a capire e a sentire quanto rappresentasse quella gara, che non è solo una gara. Mio nonno se n’è andato quest’anno… e oggi presentandomi alla linea di partenza ho pensato a lui, a mia nonna… alla mia nonna che c’è ancora e che ha sempre sperato che un giorno tornassi per dirle “stavolta ce l’ho fatta..!”. Se vi suona maledettamente poetico e sdolcinato non m’importa… questa è una cosa mia ed ha questi contorni, esattamente questa definizione e non mi vergogno assolutamente a parlarne per ciò che per me rappresenta… oggi sono partito senza l’obbligo di vincere… solo con la speranza di farlo… e forse è proprio per questo che ci sono riuscito. Alla partenza ero teso… parecchio teso… ma pensavo solo a guardare in direzione della Vauda… a quel tratto di asfalto che dalla piazza antistante alla chiesa parrocchiale ci avrebbe portato nel cuore delle salite e discese pietrose dei posti che conosco bene. Lo sparo… le gambe che partono al loro ritmo, al ritmo che sanno di dover tenere, senza strafare… perchè nella Bric & Valun non si fronteggiano solo gli altri, nel mio caso mi son trovato molte volte a fronteggiare me stesso per primo… i passi degli altri si fanno distanti… mi balena per un attimo il momento che la cosa possa risolversi in maniera più facile del previsto… e puntuale ecco arrivare dalle retrovie un ragazzo. Non è di queste zone… è venuto da fuori attirato anche lui dal fascino della Bric… si aggancia a me… e subito cerca di prendere un margine forzando l’andatura… va troppo forte… decido di lasciarlo andare ma si assesta prendendo una decina di metri su di me. Arriva la prima salita… la Bric è famosa per le sue salite che spezzano le gambe e tagliano a metà il fiato… è importante sapersi dosare… usare la testa e non correre solo col cuore… mi riaggancio… alla prima discesa in pietraia riprende vantaggio… vola sui sassi senza paura mentre io mi controllo… altra salita… in salita vado il doppio… lo riprendo… e proseguiamo assieme per un lungo tratto mentre nella mia mente inizio a dirmi che non posso mandare a puttane tutto un’altra volta, solo per la mia smania di concludere… la Bric va corteggiata… bisogna portarle rispetto perchè ad ogni minimo gesto sbagliato la Vauda è pronta a farsi sentire. E accade… siamo a poco più della metà della gara… sto bene, benissimo… attacco… le gambe viaggiano, il fiato c’è… inizio a staccare il mio compagno di gara ed è lì… sul campo di pannocchie di granturco, che arriva la crisi… la fitta al polmone… sono andato fuorigiri… il fiato è ok… le gambe anche… ma la fitta si fa sentire… so cosa devo fare… controllare… aspettare… uno…due km e tutto dovrebbe rientrare… non devo strafare… l’altro torna sotto… ci sto… sto al gioco, non rispondo… so che devo avere pazienza… aspettare. Decimo kilometro… pochi metri e ci sarà l’ultima salita… salita spaccaossa di due tornanti che salgono veramente ripidi su per un quattrocento metri… so che è lì che devo attaccare… lei arriva… e io la affronto deciso… l’altro non risponde… è solo più una corsa contro me stesso… mi giro solo una volta a vedere dove sia, quando scollino alla fine della salita… non lo vedo… allora solo spingere, fino infondo… solo pensare a niente… svuotare la mente… l’ultimo tratto… qualcuno mi incita… tutto è ovattato, distante… arrivo alla chiesetta di Madonna delle Vigne… penso ai miei nonni, ci ho pensato tutta la gara… penso che staran sorridendo…assieme, ovunque siano e sono contento. Capita rare volte per me di fare qualcosa sapendo che sto facendo la cosa giusta senza chiedermelo, semplicemente perchè E’ così… oggi è stato uno di quei momenti… onoro la Bric fino all’ultimo metro, perchè si fa così… si aumenta quando si arriva in paese e la gente, volti noti, mi sorridono… si aumenta quando i miei ragazzi dell’atletica, che han dominato la gara da 6km, mi vedono gli ultimi duecento metri e cercano di accompagnarmi nella mia volata… arrivo… tutto sembra chiudersi… la 34esima Bric & Valun porta il mio nome… Bric & Valun vuol dire, in piemontese, “Sali e Scendi”… per via delle numerose salite e discese che la caratterizzano… io oggi ho vinto la mia in salita… una salita che per certi versi imperversa su altri fronti… spero che da oggi inizi una nuova discesa. Sono “solo” contento… tanto.