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Volpiano TORINO

Pioggia

Pioggia, dapprima leggera poi pesante.
Si pioggia… arrivi in un parco della pellerina in cui ti aspetti quasi faccia capolino il sole e ti ritrovi a masticare le prime gocce, ombrelli che si aprono prima timidamente, poi con fare nettamente più marcato e deciso.
Il piglio di chi vuol resistere, nonostante tutto, le note dei Massimo Volume che si espandono in un’area concerti popolata da gente di tutti i tipi, che inizia, come me, ad ammassarsi sotto gli alberi e che, come me, pare attendere qualcosa.

La verità sta tutta nello sguardo che si perde, da sotto le fronde che filtrano troppo poco le gocce d’acqua, osservando lo spettacolo che si svolge lì davanti, che non è dato dagli artisti sul palco, diventano stranamente una variante che passa in secondo piano, bensì è offerto dalle persone che passano, dalle vite che si incrociano mentre il mio cellulare squilla, qualcuno mi cerca e io mi domando se voglia davvero farmi trovare in tutto questo, io mi domando se mi stia ritrovando in qualcosa in questi giorni.

Le gocce si fanno più insistenti, i tuoni più incalzanti e tutto precipita nel tipico buio che solo i temporali estivi sanno offrire in determinate situazioni. L’aria elettrica e la sua sensazione di onnipotenza paiono perdersi fra gli alberi della Pellerina, tutto rimane come ovattato e distante mentre centinaia di esistenze si sfiorano senza neanche toccarsi.
Le gocce si fanno opprimenti, il temporale arriva in tutta la sua violenza e gli ombrelli ormai sono aperti, provo ad osservare, provo a resistere… la mia macchina foto è sotto la maglietta ormai fradicia, spero di riuscire a proteggerla e lì sento l’istinto: correre.

E’ ora di andare, non importa se Patti Smith sale sul palco convinta di avere qualcuno che starà ad ascoltarla, non importa, perchè in un’ora oramai tutto mi è scemato dentro, il senso di solitudine profonda davanti alla folla alla pioggia a tutto… penso solo a correre sotto l’acquazzone, con i piedi che annaspano nelle pozzanghere e nel fango, con la rassegnazione dell’essere oramai irrimediabilmente fradicio… una cosa mi ferma, per un istante.. un ragazzo e una ragazza, nel bel mezzo di tutto il macello, nel bel mezzo di fulmini che piovono e del fuggi fuggi generale sotto i ripari offerti dai porcari o dai vari gazebo… incuranti di tutto… sono lì e si baciano.
E il mondo per loro è fermo e io lo percepisco e mi sento quasi in imbarazzo nell’esser partecipe di quell’attimo. Un nanosecondo, un nanosecondo del cazzo in cui capisco, ancora una volta, il valore di certe cose che la gente chiama amore.
Scaccio via tutto
scaccio via tutto e corro
perchè è l’unica cosa che so fare alla fine
correre da solo inciampando in mille pozzanghere.