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“Vacanze”? no… Vacanze.

Sono scivolate queste “vacanze”, rigorosamente virgolettate dal vostro affezionatissimo, poichè il medesimo non si è mosso di un centimetro dal paesino a 15km da Torino. Potrebbero sprecarsi mille aggettivi riguardo a questo, infondo una vacanza deve essere un momento di distacco dalla realtà, uno sfuggire la routine del posto in ci si trova 360 e rotti giorni all’anno, al fine di elevarsi ad uno stadio di rottura a metà di ciò che sei a casa e ciò che sei in vacanza.
Potremmo sprecare mille aggettivi e introspettive frasi ad effetto per giustificare il fatto che le mie “vacanze” si siano consumate senza apparenti rotture spazio/temporali, ma sarebbe limitante, perchè quel rigorosamente virgolettato, se si avrà la pazienza di ascoltare il vostro scribacchino, mai è così distante dall’essere inappropriato.

C’è che semplicemente a volte ci dimentichiamo che nel nostro sociopatico modo di vivere siam completamente disabituati ed impauriti dal silenzio. Il silenzio è qualcosa di fondamentale da recuperare per ascoltare, ma non solo per ascoltare gli altri. “Che c’entra questo con le vacanze? Dai non dir cazzate”. Immagino sia pressapoco questo il pensiero che vi passerà per la testa… ma un momento… avevamo detto che le vacanze sono una rottura con la routine, quella che ti fa svegliare alle 7.45 del mattino e da il via al tour de force brioche-succodifrutta-treno-ufficio-pranzo-ufficio-treno-casa, quella che ti costringe a guardare e confrontare la tua vita sempre e solo in relazione alle scelte/non scelte altrui, generandoti una sorta di sottesa (o meno) frustrazione pseudoesistenziale o metaesistenziale, scegliete voi insomma.

Iniziamo ad arrivare al punto, mi state seguendo? Suvvia per una volta, un piccolo fottutissimo sforzo. Da perfetto bastian contrario quale si erge il vostro pseudovilleggiante, mi son reso conto che non avevo nessuna voglia di rompere con consecutio spazio/temporali un contesto denso di parentesi tonde troppo pesanti per non poter essere affrontate o di cui pensare di potersi liberare con una semplice scrollata di spalle. Dovevo ripartire, in qualche modo, insomma… ricominciare a macinare laddove il meccanismo si era rotto e sapete cos’ho fatto? Ho messo ai piedi un paio di scarpe, ho tirato fuori i completi canotta-pantaloncini ed ho abbracciato i sentieri della mia Vauda, ricominciando a far girare muscoli un pò artrofizzati allo sforzo. Sopratutto la mia testa si è trovata del tutto impreparata a ciò che volevo fare… è stata dura… è stato come uscire da un coma e scoprire che quelle persone che sapevi benissimo di conoscere, faticano a trovare un nome nella tua testa. Eppure sai di conoscerle, sai che un nome ce l’hanno… e fatichi e devi darti tempo, devi ritrovarti.

Si queste righe celebrano la mia vacanza, quella senza virgolette, quella della rottura con la routine, quella che ti porta lontano da quello che sei 360 giorni all’anno e che ti rendi conto esser solo un piccolo nucleo, una microscopica dimensione di te che ogni giorno può invece far parte della tua vita.

Scorrevano e scorrono in sottofondo le immagini di un’olimpiade nata fra le polemiche e proseguita fra i dubbi e le incertezze, scorrevano e scorrono nelle mie vene emozioni antiche, le emozioni di chi le olimpiadi le ha viste con gli occhi ammirati di un bambino, che imparava a capire che valore avessero nella vita di un uomo, poi con gli occhi di adolescente che percepiva da lontano il sapore di una dimensione sociale, sportiva ed emotiva profonda e toccante, di chi sperava, un giorno, di farne parte.

In tutto questo, in cose così vicine e standard, mi sono distaccato da ciò che ero, dalle mie ansie, dalle mie incazzature e dalle depressioni generate dai soliti comportamenti attribuiti alle terze persone.
Si le terze persone sono l’ostacolo inaspettato che ti trovi in una gara in cui, anche quando sei favorito, devi tener sempre a mente che potresti cadere e finire ultimo, come capitato a Lolo Jones sui 100 ostacoli donne… sono la maledizione che ti impone, quasi per scherzo beffardo, il non poter vincere un’olimpiade nonostante sia la miglior maratoneta del mondo, come Paula Radcliffe… sono i mille volti di mille atleti con le loro storie e le loro lacrime per un oro, per una qualificazione o anche solo, semplicemente, per esser stati parte di un qualcosa di bello.

Le terze persone sono qualcosa che non è scusante o giustificativo per ciò che sei, possono essere amici, amanti, possono essere fidanzate o polemici e spietati antagonisti, ma quello che non ci si deve mai dimenticare di fare… è trovare quel tempo, quella dimensione, quella vacanza quotidiana, che ti consenta di capire e ricordare cosa sei TU.

Perchè in questi luoghi comuni di in e out io son riuscito a ritrovare la pace in piccoli semplici gesti, facendo primaditutto la pace con me stesso, forse.