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(di)stacco

Parole che mi scorrono nelle vene e uno stato di calma apparente che sa tanto di chiusura stagna, di quegli ambienti meticolosamente sterilizzati per essere preservati. Già, il preservare, consolidare, mantenere immutato, protetto. Illusione pura del cercare di plasmare qualcosa che per definizione stessa non può esistere, quel compartimento che tiene i beni preziosi sotto vuoto e li snatura del loro reale valore, che è nullo se non inserito nel mondo. Prendete un fiore, mettetelo sotto una campana di vetro, brucerà tutto l’ossigeno, si condurrà all’agonia fino a trovare uno stato di sospensione apparentemente equilibrato… niente lo può tangere lì dentro… nel bene e nel male.

Il terremoto che ho scatenato una settimana fa continua a propagarsi dentro di me, facendomi rendere conto di quanto in realtà sia internamente sgretolato e privo di qualsivoglia appoggio. Lo temevo, lo sto constatando… forse per questo mi ripeto che tutto è stato fatto con le migliori intenzioni e che non c’era altro modo… e dall’altra parte il dubbio continua a tormentarmi, dall’altra parte qualcosa vorrebbe che tutto ciò non esistesse, vorrebbe mettersi alla prova nella normalità dei fatti e delle situazioni.

Sto mollando gli ormeggi e vagando… mi sento un freddo meccanismo programmato per non ottenere mai niente, perchè quando qualcosa inizia a girare per il verso giusto, quando trovo qualcuno che darebbe il cuore per me… io riesco a trovare qualcosa che non va, commetto quello che io stesso definirei il peggior peccato possibile. Forse è vero come mi è stato detto, che sono un “insoddisfatto cronico”, forse questo senso di alienante distacco che si sta consumando con me spettatore di un progressivo perdere contatto dall’effetto delle cose sulla mia pelle, corrisponde a un delineato e definito iter di crescita.

La verità è che non penso più a nulla, sono un pazzo che ha raso al suolo qualcosa di bello e prova a darsi spiegazioni, sono una persona che ancora una volta si trova a sbattere la testa contro la corrente della vita, quel lavoro che credevi di aver raggiunto con una certa dose di stabilità… che invece si manifesta anche lui fragile… ti porta lontano da tutto, dalle cose che ami fare ed hai sempre amato… ti estirpa il coraggio di vivere fino a fondo quello che hai e ti lascia qui, come sono io adesso, una sera, a constatare tutto quanto contando su una mano i granelli di polvere che tu stesso ti sei generato, lasciandoti solo con mille incertezze

e uno sguardo che non sai dove rivolgere.