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Ricetta per farvi un disco

Sono particolarmente loquace e visto che si avvicina a Natale e tutti si dicono più buoni e io non capisco perchè non possano esserlo anche gli altri giorni, io faccio questa cosa molto Dickens e scrivo una storiella.

Solo che io non sono inglese e non c’ho nessun fantasma a cui rompere i maroni, probabilmente rompono i maroni a me e dovrò chiamare i Ghostbusters ma non mi frega, questa è un’altra storia su cui ha l’esclusiva Bruno Vespa per il suo prossimo libro, quindi ci si dovrà accontentare di me che prefiguro altereosclerotiche demenze senili e già racconto di cose accadute pochi mesi fa come se avessi combattuto in Vietnam.

Brutto affare, il Vietnam. Comunque sia, io ieri sono stato molto scaldato da cose che ho letto su un blog e allora, abbandonata la presa male-calcio-nelle-palle-gatto-appeso-ai-coglioni, mentre mi trovavo a ridere con le lacrime agli occhi davanti al monitor mi son detto: “Cazzo ma cerca anche un pò di scaricarti”. Allora mi scarico. Ieri son andato in bagno svariate volte ma non c’entra, c’entra che ierisera mentre leggevo ad alta voce al telefono un pò di quelle belle robe mi è venuta l’idea di raccontare sta cosa che ho fatto quest’anno, che si chiama DOED, che sta altisonantemente per “Death Of Emily Dickinson”, che detta così vi incute anche un pò timore e pensate sia un nome alternativo per una setta satanica o per ex alunni frustrati dalla letteratura ammerichenamaccaroni.

Allora capita questo giorno che mi sveglio, un pò di mesi fa e nel mio crogiolamento cassaintegratizio penso bene che voglio un gruppo.

Beninteso un altro gruppo, perchè i Nope rimangono il mio gruppo, tipo come quando ti svegli la mattina, sei sposato da 30 anni con tua moglie e finisci a guardarti di nascosto una rivista di donnine nude in bagno. Io non so come sia essere sposati da 30 anni, però ecco i DOED sono un pò la mia rivista delle donnine nude, però non li tengo in bagno perchè è troppo un casino.

Quindi ho quest’idea in testa di farmi un disco tutto da solo. Farsi un disco da solo è piuttosto semplice se hai gli ingredienti giusti e se non hai Cristina Parodi che ti scassa le palle scambiando quella che tu vuoi allestire come sala di registrazione per la sua cucina. Quindi benvenuti nella mia cucina, cioè nella sala con le robe musicali e andiamo a vedere gli ingredienti.

Primaditutto munirsi di sufficiente egocentrica frustrazione da giustificare la motivazione che vi inchioderà a registrare pezzi, fraseggi, cazzi e mazzi per ore e ore e ore e ore.
Poi, anche se siete chitarristi, tipo me, decidete quanti elementi deve avere il vostro gruppo. Perchè tipo dovete iniziare un processo di scissione dell’io per cui filosoficamente arrivate a raggiungere il nirvana proprio nell’esatto momento in cui vi accorgete che è tardissimo, che non avete mangiato e non sapete più se state pensando con la testa del bassista, del cantante, del batterista o di uno dei due chitarristi. I DOED sono in cinque infatti. Cioè siamo in cinque qui quando registriamo. Se non capite il perchè di questa frase allora dovete partire da capo col rileggere gli ingredienti.

Fatto questo siete avanti già un tot sulla vostra strada. Fate attenzione però perchè ad un certo punto trovate un bivio: da una parte schizofrenia, dall’altra seguite invece dritto per una sana sociopatia più o meno passeggera. Quindi imbracciate i vostri strumenti, collegate tutto alla vostra scheda audio, registrate tutto quanto fra campionamenti, virtual amp e cose che utilizzate a tentoni senza sapere bene nemmeno voi cosa state facendo. AH in tutto ciò sarete pieni di personaggi che vi diranno come inclinare i microfoni sugli amplificatori, come far suonare da dio un rullante. Ecco. Mestamente vi vergognerete del fatto che state usando un programma che simula gli amplificatori e non c’haavete manco un becco di microfono, ma non vi preoccupate, ostentate sicurezza e spavalderia. Se non ci riuscite tornate all’inizio degli ingredienti, rileggete, più convintamente.

Quando vi siete dedicati alla registrazione dei suoni con quella morbosità che avevate dimenticato dai tempi in cui alle medie iniziavate a vedere le vostre compagne di classe col petto gonfiato, arriverete dopo svariati smanettamenti a dover registrare la voce. E qui cazzarola il microfono serve.
Allora io ho scoperto poi che servivano due cose per registrare una voce in maniera decente, giusto perchè non venisse fuori l’effetto di un gatto rantolante o giusto per non dare l’effetto di tirare una ginocchiata sul timpano di ogni ascoltatore ad ogni “P” o “T”. Una è un microfono a condensatore, l’altra è un filtro anti-pop.

Per quel che riguarda il microfono, il buon Massimodettomax, che sta nei Soundwhole, mi presta sto coso e mi dice “guarda che questo lo usavano per le riprese audio/video”. Io penso che infondo mi è sempre piaciuta l’idea, un giorno, di fare del cinema. Allora gli dico grazie tante e però voi non glielo dite che il microfono ce l’ho ancora, anzi no, l’ho prestato ad Aldo che suona con me nei Nope e questo Massimodettomax non lo sa manco per niente. Quindi ho il microfono. Manca l’altra cosa.

Io ho avuto un problema con quell’affare. A parte il fatto che ho scoperto costare qualcosa come 30 euro e mi pareva un’assurdità per un cazzo di telino tirato da mettere davanti al microfono a mò di sputacchiera. Però mi faceva terribilmente imbarazzo andare in un negozio e dire “mi da un anti-pop per piacere?” come se fossi tornato a 18 anni quando mi vergognavo come un ladro andando a cercare i preservativi nella macchinetta. Però non ci sono le macchinette per i filtri anti pop, quindi sono dovuto andare a comprarlo imbarazzandomi molto.

Bene a questo punto non vi rimane che prendere e registrare tutte le voci che volete, non vi preoccupate se poi vi verranno in mente i coretti controcoretti e controcazzi più assurdi, fa parte del punto “2”, quello in cui arrivate alla duplicazione della personalità e la faccenda si fa subito seria di brutto.

Allora avete finito queste canzoni, tutte belle pulite, lisciate, ve le ascoltate con la criticità con cui ascoltereste il vostro gruppo preferito che suona per voi nel vostro garage. Vi date a quella fase chiamata del mixing e del mastering in cui spaccate i vostri capelli in quattro e fate fantastici scobydoo per formiche, raggiungendo uno stato tale di assuefatta iperattività sensoriale per cui ogni minimo rumore pensate se dobbiate intenderlo con più o meno compressione, con più o meno riverbero. Tipo: questa mosca che ronza ce la dotiamo di un noise suppressor?

E’ fatta, avete realizzato il vostro disco, avete anche preparato una bella copertina fica che nella sua semplicità vi fa sentire orgoglioni e siete felici come una pasqua, iniziate a fantasticare su tour promozionali, su distribuzione, su recensioni della critica e interviste.

Poi vi ricordate che avete fatto tutto da soli e pensate: beh una sega è sempre una sega!

Se siete curiosi ascoltatelo qui!

P.S. Negli stati più avanzati arrivate anche a fare cover-track pensando alla massa possa fregargliene qualcosa

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