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Volpiano TORINO

Certe cose capitano solo nei film

Ci riprovo,non mi piaceva la recensione di prima perchè non significava un cazzo allora la riscrivo.

A me i film di Muccino non sono piaciuti. Mai dico.

Lo trovo sopravvalutato come regista, ma da quando vedetti quel film in cui col fratello parla di scuole occupate e cazzi e mazzi affini. Però io sono curioso e le cose le guardo, tutte.

Quindi mi parlarono lungamente di questo “Baciami ancora” e allora sono finito per vederlo, perchè quando mi dicono che un film “fa proprio cagare che non te lo devi nemmeno filare per sbaglio” io, più forte di me, m’incuriosisco e me lo guardo. E non mi frega molto se magari me l’hanno raccontato mettendoci tempo 1 ora quando il film di ore ne dura due stentate, non mi frega molto di sapere già cosa succede e perchè succede, a me frega che questa storia sembra essere quel torbido-scioccante abbastanza da poter accendere quantomeno la mia curiosità.

Quel genere di curiosità che arrivi alla fine del film e ti auto-dici “ecco te l’avevo detto, doveva finire proprio così!”.

Le premesse da fare sono quindi alcune, doverose ed essenziali: non mi piacciono i film di Muccino (l’avevo già detto però), non posso sopportare Stefano Accorsi e invece mi piacciono Favino e Santamaria, che ho visto in altri ruoli e finisco sempre per chiedermi come mai facciano queste cose. Poi mi ricordo che tutti quanti dobbiamo mangiare e alla fine saranno anche un pò fatti loro se si prendono a far ste cose.

Il film riprende esattamente da dov’era finito, vi chiedo scusa se farò casino con i personaggi mischiando nomi di attori e nomi di personaggi, ma non ho voglia di sbattermi ad andare a vedere su Wikipedia tutta la scheda del film, mi affido alla mia memoria che sa un pò di alzheimer e un pò fa confusione, anche perchè in sti ultimi giorni credo di aver dedicato in parole così tanta attenzione alla disamina di questo film che Muccino avrà due cazzo di fischioni nelle orecchie.

Dicevo, il film riprende da dov’era finito. Dove’era finito cosa? “L’ultimo bacio ovvio.”

Ok perfetto, quindi troviamo Stefano Accorsi (su cui aprirei un capitolo a parte a margine magari) che fa pure da voce narrante di tutta la faccenda. Bella sfiga, avrei preferito la tizia che al tg fa i gesti per i sordomuti. Vabbeh.
Accorsi ha questa ex-non-ex moglie Giulia, con cui ha Sveva, la bimba nata alla fine del film precedente. Da baldo quarantenne tanto maturo da essersi portato a letto una diciottenne con la moglie incinta (Ultimo Bacio) Accorsi spolvera uno dei ruoli che conosce meglio: l’uomo in crisi esistenziale che per non saper nè leggere nè scrivere fa l’occhio da pesce lesso in giro millantando “quanto sono in crisi, nessuno mi capisce, non voglio rimanere solo.” Quindi che fa? Ovviamente sta con una venticinquenne di nome Anna, che mi fa tanto tristezza, perchè non si rende conto di quanto Accorsi sia un egoista di quelli tipo “sono egoista perchè c’ho le crisi” abeh. Giulia in tutto questo sta con Adriano Giannini, che da tre anni fa il padre alla figlia Sveva e nel film è un attore in perenne cerca della parte, sembrano anche felici all’inizio.

Poi cosa succede? Succede che ne “L’ultimo bacio” c’era chi partiva e chi rimaneva. Uno di quelli che parte è Pasotti, che molla a casa moglie e figlio appena nato e va ad inseguire il suo sogno in Africa. Il film vede il ritorno di Pasotti. Che sarà anche stato in Africa e in mille altri paesi esotici, ma sicuramente non ha conosciuto un parrucchiere. A me lui piace come attore, però qui veramente hanno infierito sulla sua testa. Non lo puoi guardare in faccia perchè pensi abbia i capelli di un cadavere in testa.

Insomma Pasotti ritorna pentendosi e dolgendosi del fatto che è stato via dieci anni senza essersi mai interessato del figlio, che però diventa la sua unica ragione di vita. Io penso: queste cose capitano proprio solo negli stracazzo di film. Penso anche che qualcuno potrebbe piangere a quest’idea. A me no non fa piangere, a me spiace per il bimbo.

Intanto però che accade? Che la ex moglie di Pasotti, con tanto di bimbo, inizia a vedersi con Santamaria. Santamaria mi piace un tot, perchè ha questo personaggio afflitto dalla depressione che si gioca nei meglio modi. E’ esagerato per questo ingollarsi pasticche a gogo come in una pubblicità di caramelle balsamiche ma forse proprio per questa disperazione estremamente credibile. Li fa davvero bene gli occhi della disperazione, forse avere vicino Accorsi che cerca di recitare l’ha aiutato in questo compito.

Insomma Santamaria che nel mentre gestisce svogliatamente il negozio di cristi e madonne (oggettistica sacra) del suo defunto padre, giusto per non farsi mancare una paranoia nuova, ovviamente, è preso malissimo dal ritorno di Pasotti. Non va a salutarlo in aereoporto ed ha una fottuta paura di quel che questo potrebbe dire fare baciare lettera testamento una volta saputa della sua relazione con la ex moglie. La ex moglie è la Impacciatore, che secondo me è anche brava ma nel film recita il ruolo di una stronza. Ci riesce bene devo dire anche se a volte esagera. Se sei veramente troppo stronzo ed esagitato finisci per perdere in credibilità.

Andiamo avanti perchè all’appello ne mancano ancora due. Uno è Favino. Favino mi fa proprio spaccare. Ha questo personaggio di un marito estremamente possessivo e pieno di sè che sa un pò di uomo all’antica, uomo d’altri tempi. In una scena si definisce “un uomo di quelli che non ci sono più, COI VALORI”. Insomma Favino ha una moglie e cercano di avere un figlio. Però non ci riescono e ovviamente da uomo-autoritario qual’è lui pensa subito che la colpa di tutto sia da attribuirsi alla moglie. Sono in crisi e lei in piena crisi fa una delle tante cose furbe che capitano dei film di Muccino: tradisce il marito. Visto che dai film di Muccino certe cose te le aspetti, ti aspetti quantomeno che la scena del tradimento abbia un suo perchè.

Invece no, perchè imbastiscono una delle peggio scene di sesso che mi posso ricordare, in cui lei sembra quasi farsi male all’idea di trombare con sto artistone recuperato a caso al solito “party in”. Nei film ci sono sempre questi “party in” in cui avviene qualcosa, sputano fuori amici d’infanzia che non vedevi tipo da secoli che ti fanno tradire tuo marito.

Vabbeh certe cose capitano proprio solo nei film, mi dico.

Ne rimane ancora uno: è il rastone. Lo chiamo rastone perchè non mi ricordo nè il nome dell’attore nè del suo personaggio. Sostanzialmente lui anche non ci fosse non cambia una sega ai fini della storia. Spunta fuori di tanto in tanto con delle frasi che dovrebbero avere un pò la funzione di “hey sono il fico di turno che vi da la lezione di vita e la chiave di lettura della realtà”, in realtà sono interventi buttati lì ad minchiam.

Questa è la base.Cioè se il film fosse una torta questa sarebbe la base di tutto quanto. Secondo me Muccino fa come faccio io quando provo a preparare le torte, come ieri, cioè si dimentica il latte.

Torniamo però alla storia, perchè ora viene il bello e bisogna esser bravi a non incartarsi le sinapsi.

Allora prendiamo Stefano Accorsi. Facciamo finta che sappia recitare non diamo segno di chiederci come mai quando è felice, quando è triste, quando scopa, quando parla… ha sempre quest’occhio da pesce lesso e una smorfia in faccia che pare un ictus latente. Lui è tutto pervaso da questo sentimento esistenzialista che finchè non sviene, a lavoro, e gli trovano una cisti al cervello, non capisce che in realtà è ancora innamorato di Giulia, la ex-non-ex moglie. Ora ditemi voi se uno non s’incazza. Questo fa due film in cui prima fa il giovane e se ne va con la diciottenne, poi fa il quarantenne affranto che si tromba di tutto di più e finisce per arrivare alla conclusione del PUNTO DI PARTENZA? Ma ci stiam prendendo in giro? Noi no, Accorsi sì.

Bene allora Giulia, che anche lei è ben messa nel performare scene tipo “piove sono fradicia, mi cambio, esco e mi fradicio dinuovo”, si capisce come faccia ad essere la ex-non-ex di Accorsi, perchè ci finisce miseramente a letto dopo un pippone che si auto-promulgano. Che poi mi han fatto notare questa cosa dei pipponi di Accorsi: cioè lui quando parla ti parla in bocca. E’ vero. Cioè ma cazzo come fai a capire uno che ti parla in bocca?

In ogni modo la storia finisce che Giulia si fa mettere incinta da Accorsi, campione del mondo di “un tiro un bersaglio in treminuti netti”, mentre nella scena in cui i due copulano ci si mette la bimba di mezzo a urlare “MAMMA VIENI A RACCONTARMI UNA STORIA?” e ottiene in risposta un veemente “SI AMORE MAMMA VIENE”. Sì anche lei in tre minuti.

Bene la maturità di Giulia, che ci da conferma definitiva di come sia l’anima gemella di Accorsi, arriva quando scoperto di essere incinta si va sgamare in un nanosecondo dalla figlia, che ovviamente diventa subito una bomba ad orologeria, visto che il padre non deve saperlo. Povera bimba con un padre come Accorsi. Insomma il finale è a tarallucci e vino, i due ritornano assieme pervasi dall’amohre di quello con la “h” maiuscola e io finisco per piangere. Ma non per loro due, io piango per Anna e Giannini, i rispettivi compagni, che vengono messi alla porta con un “arrivederci e grazie”. Che gente di merda. Fanculo. Mi incazzo e piango.

Chiusi loro apriamo gli altri. Allora Favino nonostante il tradimento fa di tutto per riportare a casa la moglie. E’ spettacolare vedere come diventa siculo, siculo forte, tira testate ai muri, finisce per andare a reclamare una pistola a casa di Santamaria, dove trova tutto il drappello di amici che finisce a pasticche e rissa. Bello davvero, mi ha fatto scassare. Però non è proprio drammatico. Insomma per farla breve Favino fa degli esami e scopre che non è così virile come pensava di essere, nel mentre la moglie si fa pure lei ingravidare dall’artista, che non ne vuol sapere di aver figli. Questo film è una sagra del “un tiro un centro”.
Finale melenso con lei che torna, lui che la perdona e saputo della gravidanza le dice, con l’occhio turgido “a volte la vita ti da quel che cerchi nelle maniere che non ti aspettavi”. Sì. Certo. Le dita nel culo monouso sono sul terzo scaffale a destra.

Certe cose capitano proprio solo nei film.

Pasotti. Non dimentichiamoci di Pasotti. Pasotti ha i suoi problemi, io vorrei li avesse con i capelli, ma il suo tentativo di rendersi presentabile, per quanto lodevole, è un’insuccesso. Poi ci si domanda perchè, dopo aver fatto il maniaco fuori dalla scuola del figlio per giorni, una volta ottenuto di vederlo, sto povero bimbo si spaventa. A Pasotti non frega una sega della storia di Santamaria con la Impacciatore, c’è questa scena in cui Santamaria, trafelatissimo e preso malissimo, arriva sotto casa di Accorsi (perchè Pasotti sta a casa di Accorsi) e gli dice “scendi che ti devo dire una cosa”.

Questa cosa del “dialogo fra noi uomini duri” finisce con Pasotti che da pure del poverino a Santamaria (i fatti gli daranno ragione) e anzi invece che incazzarsi gli chiede solo se ha un lavoro. Anzi non glielo chiede, gli dice pure che Santamaria ha un debito con lui e glielo deve. Povero Santamaria, già ha i suoi problemi con le pasticche. Insomma finisce per dire a Pasotti “se vuoi occupati tu del negozio di mio padre”.

Pasotti finisce così fra le ragnatele del magazzino, facendo a gara per mimetizzarle con i suoi capelli.Nel mentre conosce un’altra donna con cui inizia a ricostruire un nucleo familiare, mettendosi a nudo. Sistemato anche Pasotti.

Rimane Santamaria, che è il personaggio più tormentato e anche quello dalle battute più sferzanti ed efficaci, secondo me senza neanche troppo rendersene conto (dico Muccino). Si fa in quattro per aiutare Pasotti e crede molto alla sua relazione con la Impacciatore, crede molto ad essere una figura di riferimento anche per il bimbo, però la Impacciatore non la pensa così. Da perfetta “mater familiae” segue il diktat “voglio-posso-comando” e gira e rigira il povero Santamaria nei peggio modi. Lo fa andare in up e down depressivi, lo stressa con il “curati” (non mancando anche lei di dargli pasticche a caso) e finisce per portarlo ad una tale esasperazione che Santamaria si uccide, non senza aver regalato scene memorabili tipo quella della lotta sopra descritta.

A me sta cosa scazza assai, mi ero preso a cuore il personaggio di Santamaria, era quello forse in cui un pò mi ero anche immedesimato, un pò fuori da tutti gli schemi malati tirati fuori dalle altre situazioni. Paradossalmente lui, il più malato, diventa forse quello più sensibile in maniera genuina e diretta. Avrei preferito un happy ending su di lui, invece no, finisce che al secondo tentativo ce la fa e si spara.

Strazio generale, moralona buonista finale in cui tutti quanti sembrano aver appreso la loro piccola-grande lezione di vita dal dramma del Santamaria scomparso. Forse avrebbero dovuto ascoltarlo e farsi due domande quando gli urlava “siete voi che mi fate venire la depressione!”.

Mi scazza questo messaggio finale per cui si giustifica tutta la serie di comportamenti di merda visti, tipo Accorsi e Giulia che si ricongiungono ma nel mentre demoliscono la vita di altre persone, tipo Favino e la moglie, che si fa i cazzi suoi tanto poi viene perdonata, tipo Pasotti che scompare per dieci anni e ri-ottiene la sua seconda possibilità, che anzi pare quasi vittima che è stato “costretto” a mollare per dieci anni il figlio.

Mi scazza proprio questo qualunquismo che leggo anche fra le righe di gente come Fabio Volo, che tirano fuori i drammi e i vuoti con la pretesa di essere “generazionali” e a me invece puzzano tanto di mancanza di coglioni nell’affrontare le proprie responsabilità. Ecco finisce che piango e piango proprio per questo motivo, perchè ti giustificano sto modo di vivere del cazzo che non condivido.

Infine dimenticavo il rastone.
Lui è il meglio proprio, arriva alla fine, dice che parte per il Brasile perchè lui non rinuncia al sogno (ragazzo marlboro country, ma fanculo va) e che Santamaria s’è ammazzato perchè “s’è arreso e ha cominciato a perdere”. Bravo ringo boy di stacippa.

Certe cose capitano proprio solo nei film.