Contact Form

Contattami

Per qualsiasi informazione, compila il form e scrivimi!

Autorizzo al trattamento dei dati personali d.lg. 196/03

Skype
nemseck
Follow Me
E-mail
marc.rossett@gmail.com
Residenza
Volpiano TORINO
Fritto misto alla barotta

Fritto misto alla barotta

Ci pensavo da un pò di tornare a scrivere con una storiella di quelle andate, di quelle che magari finisci per ricordare sulla falsariga del “ti-ricordi-quella-volta-che…”
Ecco in realtà mi trovo con due minuti da pensare e in questo periodo, quando penso, penso sostanzialmente a due cose: una è che prossimamente raggiungerò il traguardo dei trent’anni. Fa ridere dire “raggiungerò il traguardo” ora che ci penso, sembra quasi suonare come un “sono stato così fottutamente bravo da rimanere in vita fino ad adesso”.
Ecco.
Magari evitiamo.
Mi tocco un secondo, scusate.

Dicevo, secondo me è per questo motivo che ho preso recentemente una vena rincoglionito-commemorativa. Entro negli “enta” e come risposta racconto aneddoti del passato col piglio del marinaio un pò sbronzo, un pò fannullone, un pò che a me di fare il marinaio non me n’è proprio mai fregata una cippa.

Allora ho questo pensiero del ricordo sportivo del tormentone tirato su qualche annetto fa dalla allegra combriccola dei non suonanti. Sì, praticamente io ho gruppi di amicizie piuttosto eterogenei e il gruppo che potremmo definire quello più legato al mio paesino, è anche quello che c’entra poco col mio mondo musicale. Però questa sarebbe un’altra storia molto struggente e sociologicamente impegnata, non mi pare veramente il caso di tirarla fuori ora, visto che già mi sto perdendo di mio con quel lunghissimo preambolo.

Insomma con quella combriccola ci troviamo una pasquetta di un tot di anni fa. Scena bucolica. Prato vicino al torrente Malone, quello che con le alluvioni straripava sempre, quello che quando alle medie ti chiedevano “ma tu non vai al mare quest’anno?” e tu magari dicevi “no” allora ti dicevano ridendo “ah ah ah vai troppo a Malone Beach quest’anno!”.
Non faceva un cazzo ridere.
A parte per il “beach” ovviamente, che nella mia testa diventava “bitch” e io mi mettevo a ridere, allora, ma per un motivo diverso e questo nessuno lo sapeva.

In questo paesaggio bucolico qualcuno si fa venire fuori l’idea: “ma per smaltire tutta sta carnazza che in maniera ignorante stiamo mangiando, che ne dite se ci facciamo na sfida a pallone?”. Presto detto.
Ci attiviamo con la sana foga di chi si ritrova improvvisamente a rincorrere il pensiero degli undici anni dopo messa a correre dietro al pallone in oratorio facendo finta di non sentire quelli che ti volevano ai vari gruppi armati di preghiera coatta e in men che non si dica – zack – eccovi un perfetto campo con quattro ceppi a fare da porta e quattro birre moretti vicine ad ogni ceppo. Ci vanno gli integratori, mister.

Il casino, in quel momento come all’oratorio, diventa quello del fare le squadre. Come ti dividi? Come fai a trovare un principio per fare delle squadre sufficientemente agguerrite e trasudanti spirito di competizione da rendere la partita qualcosa di veramente “maschia”? Tipo maschia come non so la pubblicità della Denim, quella dell’uomo che non deve chiedere mai. Io pensavo sempre che non avrei mai potuto essere un uomo, allora, perchè chiedevo sempre “dov’è il bagno per piacere?”.
Quindi se ne esce Larus con l’ideona totale: facciamo barotti contro terroni.

Bella storia, bella lì, cazzarola. E’ l’idea che cambia il pomeriggio, perchè lo spirito di aggregazione di acciughe al verde e bagna cauda da una parte, va subito a fare da elemento di contrapposizione feroce a salamini piccanti e cartellate. Basta una frase, una proposta, e già siamo divisi in maniera perfetta, già ci immaginiamo nella testa un tifo fittizio per i nostri colori, già ci sentiamo degli highlander pronti a vendere cara la pelle.
Insomma qualcuno ci lascerà poi le palle.
Qualcuno qualche caviglia (giocare su un campo di patate convinti sia il Bernabeu non è il consiglio che danno gli ortopedici)
Ma fra un tempo e l’altro.
Fra doping amministrativo e non.
Fra lo sponsor della birra moretti che spacca di brutto nei momenti di break.

Finisce che noi barotti vinciamo con tanto di presobenismo, orgoglio e quant’altro.
Ma quella pasquetta è stata solo l’inizio del tunnel.

Perchè poi da allora questi due schieramenti sono diventati compatti, organizzati, agguerriti. Amici che invitavano amici a loro volta barotti o terroni a tesserarsi per le due fazioni, sfide su sfide che venivano organizzate con feroce regolarità.
Già perchè i terroni non ci stavano proprio, ma nonostante avessero un tasso tecnico superiore (nella mia mente sono un pò tipo i brasiliani, presente?), finiva sempre che noi barottazzi fatti con la falce, alla fine, vincevamo.
Ma sempre.

Ma anche quella volta che ci siamo presentati con una squadra che a confronto l’armata brancaleone era il Barcellona.
Siamo riusciti a vincere pure lì.
Cioè son riuscito a ficcarne cinque nel sacco pure io che so soltanto correre.

“Raga io gioco, non vi preoccupate, ma corro solo, so solo far quello”. E allora giù a farmi dei lanci tipo “corri verso l’infinito, credici” e io a crederci ogni volta. Una volta mi son schiantato contro la rete, alla fine del campo. Ho iniziato a crederci ma con meno convinzione.
E tutto questo per difendere l’onore del fritto misto alla piemontese.

Siamo un pò stupidi delle volte, però mi mancano quelle sfide, sopratutto mi manca Iovane che aizzava i terroni come se ogni volta fosse una finale di champions league. Robe d’altri tempi. Mi scassavo parecchio perchè passavo metà partita a ridere per gli insulti che ci tiravamo e l’altra metà, ovviamente, a correre.
Insomma la storia, alla fine, è che su non so quante sfide fatte, su tutti i campi possibili e immaginabili, dalle patate ai sintetici, dai sintetici a quelli in erba, dai pali con le birre a quelli solo col legno, passando però sempre in qualche modo per le birre (quelle ricordo che c’erano sempre, o prima, o dopo o durante).

Mi spiace si siano un pò perse per strada queste belle cose, adesso ci sfottiamo solo più a tavola, quando ci troviamo per qualche cena e mi dispiace parecchio. L’ultima sfida è stata appunto quella dei cinque gol del sottoscritto, mi sono sentito troppo Gigi Meroni, con la barba e tutto quanto. Per chi non lo sapesse Meroni era un’ala del Toro, squadra per cui io dico sempre di tifare “in maniera culturale”, ma anche questa è una storia lunga da raccontare poi, insomma sappiatelo.
Poi il caso ha voluto che io abbia iniziato a lavorare dalle parti di Corso Re Umberto.
Insomma col pullman, la fermata prima della mia, passo sempre davanti alla lapide che commemora, appunto, Gigi Meroni.
Perchè il poveretto morì investito da un’auto proprio lì.

Insomma ricordandomi quella storia dei cinque gol, della barba e di tutto il resto, beh me la sono stricata abbastanza.