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Acido

L’altra sera mi son ritrovato davanti ad un telegiornale. Che voi direte “beh? che c’è di strano?” di strano c’è che io era da una vita che non mi imponevo la visione, da cima a fondo, di un qualsivoglia telegiornale. Anzi. Da quando sono andato a vivere per i fatti miei proprio ho evitato, nell’unico momento in cui la TV fa da colonna sonora alle mie imprese culinarie che sanno anche un pò di esperimenti di laboratorio su cavia-umana-me, piuttosto mettevo altro.

Quando stavo con Luciano, Caterina e la fratellanza, mangiare con la tv accesa e il tg che viaggiava in secondo piano era, appunto, qualcosa che faceva diventare le notizie uno sciame non ben distinto, interrotto al massimo da uno “sstt zitti” a volerne cogliere una in particolare.

Allora ierisera c’ero io, c’era la mia pasta al sugo che ho scoperto di saperlo far bene sto sugo mannaggia pure con i trick stile “nonna-power” che mai avrei pensato raggiungere, e c’era il tg. Da quando Luciano ha ostracizzato il TG1 (e direi da molto), l’abitudine a casa era quella, alle 20.00, di piazzare il tg di LA7. E così faccio anche io.
Piazzo diverse sere il tg di LA7 e finisco per ascoltarmi quella sorta di TG nel TG che è il mega pippone motivazionale che Mentana fa a cappello di ogni edizione. TG compresso. Un pò come il caffè della mattina per svegliarsi.
Io manco lo prendo il caffè la mattina ma il TG compresso riuscivo a sostenerlo, credo.

Ierisera decido di andare oltre e guardare tutti i servizi, per vedere cosa dice un TG, che comunque reputo serio, del mondo. Non dice un cazzo. Bene. Ierisera mi è partito uno di quegli emboli di dimensioni epiche, che volevo mettermi a scrivere qualcosa, ma avrei fatto forse solo tanto fuoco e tante fiamme senza tirar fuori qualcosa di valido. Allora scrivo oggi, forse più compassato, dal momento che riesco anche a pensare al cucchiaio di legno che uso per girare il sugo. E’ importante usare sempre un cucchiaio di legno per il vostro sugo.

Io ierisera mentre mangiavo il mio sugo da paura mi sono vergognato di essere italiano, abitante l’Italia, votante i personaggi che scorrevano nei servizi, fruente i servizi che fruiscono i miei compatrioti, semplici cittadini, che vanno in giro a seminare merda aspettandosi di raccogliere fragole. Ecco m’è salito tutto all’improvviso come una sensazione fisica di bruciore di stomaco. Perchè non possiamo essere così. Come cazzarola abbiamo fatto a diventare così?

Eh così come? Così morti, amici che leggete o forse vi siete già rotti i maroni (gli unici che possiamo rompere senza esser accusati di omicidio).
Sono indignato.
Da chi occupa ruoli istituzionali e si dimentica di rappresentare un paese, il paese in cui vivo pure io, quello scritto sulla mia carta d’identità, quello per cui all’estero mi classificano in un modo piuttosto che in un altro, il paese che è stato culla della cultura e delle arti e della creatività. Sono indignato da queste persone che con la faccia da culo che si ritrovano e il totale distacco da quella che è la realtà empirica e misurata della vita quotidiana di ogni giorno, sputano sentenze su di noi, comuni cittadini, stupidi ottusi cittadini, che ogni giorno veniamo misurati con cucchiaini di merda sempre più densi che mandiamo giù senza porci delle domande.

Perchè non ci incazziamo più? Abbiamo finito di incazzarci ed è partita l’antifona del “tanto qui facciamo quel che ci pare”. Chi si incazza pensa subito a circuire e delimitare il pericoloso focolaio di libera-comune idea che innesca principi, chiamiamoli rivoluzionari. Vengono impacchettati in movimenti in cui il primo pensiero dopo l’incazzatura è “che logo ci facciamo? ci facciamo le magliette e andiamo in piazza? facciamo il sito web?”. Cazzo. Siamo lì tutti a disporci in fila ordinata ad attendere il nostro turno per sentirci un pò rivoluzionari.

E intanto in un consiglio regionale vedi che squinze manco venticinquenni, vestite come se dovessero andare a bombare al sabato sera, seguono lo svolgimento dei lavori più interessate a dialogare con siparietti con giornalisti che poi le chiamano “onorevoli”, oppure ricevono magliette simpatiche e goliardiche dai colleghi delle opposizioni. Eccerto che il messaggio è che “that’s all folks” no? Che è tutto un gioco amici, è tutto questo, il grande teatro della politica in Italia. Seguiamolo come potremmo seguire un reality show, vediamo oggi chi ha fatto cosa e perchè, prendiamo ognuno come fosse un personaggio a cui affezionarsi. Ma la gente ha merda nel cervello o cosa?

Ogni istante l’asticella della decenza viene spostata sempre più in basso, verso il fondo di un barile che tutti quanti contribuiscono a far diventare sempre più profondo. Ideali, principi e senso dello stato, sono concetti che diventano completamente alieni a chi siede in parlamento, perchè già prima sono diventati alieni a tutti quelli che ci camminano a fianco per strada. Siamo una repubblica basata sul reality, sulla libertà di cazzata, senza contraddittorio, su chi fa la voce più grossa e dice la cosa più idiota per farsi ascoltare.

E i giovani vanno all’estero e a nessuno gli frega, e la gente che come me ha trent’anni viene chiamata “bambocciona” da chi pensa che mediamente un giovane guadagni duemila euro al mese. Ma chi li guadagna quei soldi? Ho trent’anni e l’unica cosa che ho capito è che chi ti propone un lavoro gioca costantemente al ribasso a prescindere dalla tua qualità, perchè nessuno è insostituibile, perchè della qualità se ne fottono altamente, perchè un morto di fame peggio di te in giro ci sarà sicuramente. E questo è il verbo della realtà.

In televisione intervistano escort che pontificano filosofie di vita per cui chi è corretto (pecora) è giusto che soccomba davanti a chi passerebbe sul cadavere della propria madre. I cattivi vincono perchè è giusto che vincano, perchè già ci sono i film in cui sono costretti a perdere da contratto. E allora ci anestetizziamo davanti alla tv riusciamo ad indignarci e a minacciare rivolte per “la casta”, sì, ma quella dei calciatori che minacciano di togliere la Serie A agli italiani.
Sia mai.

Toglieteci un futuro ma non toglieteci quattro analfabeti che corrono dietro ad una palla per la gioia di tutti quanti. Di un paese intero. Zitti che il mercoledì c’è la Champions e improvvisamente va tutto bene, ci si dimentica di tutto. Sì ma tutto cosa? Di parlamenti semivuoti con un paese sull’orlo del baratro? Di una classe politica di destra, centro, sinistra, credibile quanto una banconota da due euro? Di chi si insulta in maniera incrociata, si appella a leggi morali e a senso delle istituzioni e a valori pontificati dall’alto di scranni, di altari, con dita ingioiellate che emettono sentenze cliccando su degli iPad?

Non solo, ci si dimentica di tutto quello che non ci si può dimenticare, per il semplice motivo che non ci è mai stato raccontato. Di italiani all’estero rapiti in zone che sono teatro di conflitti così orrendi da esser forse, proprio per questo, difficili da raccontare. Come raccontare il fatto che uno stato come il Sudan, dilaniato da conflitti interni, teatro di un genocidio perpetrato dal suo presidente ricercato dall’AIA per crimini contro l’umanità, possa essere meno interessante per l’intervento dei paesi occidentali che la Libia? Perchè l’animosità democratica dei “giusti” si riversa verso un paese il cui dittatore fino a pochi mesi prima era amico e improvvisamente viene dipinto come il male incarnato? Per interessi,ovvio, lo sappiamo tutti.

Ma è scomodo raccontare come ci sia altro oltre a quel che vediamo. E’ scomodo pensare che l’immigrazione nasce ben prima delle coste nordafricane, affonda nel cuore dell’Africa spremuta e strizzata da noi, popoli democratici, faro di tutti quelli che agognano la libertà. Ma la libertà ha un prezzo. Sempre. Questo ti insegnano. E se non puoi pagare in petrolio o diamanti non meriti la considerazione di chi si è accaparrato i diritti come esportatore di questo bene. E tutti su questo devono dire la loro tutti.

Nell’ignoranza, perchè l’ignoranza ti tarpa le mani, ti da l’illusione di poter far del male a chi hai davanti, in realtà hai due moncherini inutili che sei convinto siano i raggi gamma. E si vive così.
E ieri tenevo la forchetta in mano, con la mia impugnatura da bambino di tre anni, la tenevo forte perchè pensavo che in un certo qual modo in quel momento/secondo d’incazzatura fosse l’unica cosa che potevo esser certo di tenere.

Fossi stato a cena con Luciano e Caterina, Luciano mi avrebbe detto che non ho diritto di parlare così, perchè chi parla così e poi non fa nulla è solo uno che non porta avanti le proprie idee. Forse ha ragione. Sicuramente magari.
Non sto a giudicare quale sia il passato da cui viene, quello in cui li aveva trent’anni e già un figlio, il sottoscritto, una moglie, Caterina, una casa, un lavoro. Semplicemente so che è diverso da quel che c’è qui ora.

Perchè non mi vergogno di dire che fare quel che mio padre suggerisce, vorrebbe dire per me fare qualcosa di vicino all’essere una vittima sacrificale, vorrebbe dire dover rinunciare come tempo a tutte quelle poche cose che mi fanno stare bene, vorrebbe dire avere altri scleri oltre al fatto che con il mio lavoro non so dove finirò di qui ad un anno e di qui all’anno seguente. Perchè forse non ho questa mentalità adatta all’Italia di oggi, quella che ci vorrebbe patinati, pronti davvero a vendere nostra madre o quantomeno a gettarsi in qualsiasi cosa, perchè tanto il nostro fallimento lo pagherà qualcun altro.

Io non sono così, non lo sono e non lo sono mai stato.

Quando facevo prima elementare facemmo per Natale delle bottiglie decorate da dare ai genitori. La mia maestra Arcangela mi aveva appena consegnato fra le mani la mia creazione, ricordo la sensazione appicicaticcia dello smalto lucido sotto le dita.
“Grazie” dissi.
“Maestra ti ha detto Stronza” disse uno dei miei compagni, che guardai con gli occhi sbarrati
“Sì si maestra te l’ha detto” arrivò a sostenerlo il suo fratello gemello.

Non servì il mio negare fino alle lacrime, fino a piangere rabbiosamente. Decisero che quella parolaccia l’avevo detta e dovevo subire la mia punizione, anzi aggravata dal fatto che non ammettevo la realtà.

Ecco certe volte mi sento così.
Nel sugo per combattere l’acidità di solito si mette un pizzico di… vabbeh è un segreto non ve lo posso dire.
Nel mio caso forse si deve togliere un pizzico di TG. Che comunque non rappresenta la realtà.