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World War Z, il libro

World War Z, il libro

Io non sapevo chi fosse Max Brooks. In realtà manco sapevo che Mel Brooks avesse un figlio, insomma mica gli facciamo il terzo grado a “Frankenstain Junior” no? Quindi non sapevo manco che il figlio di Max Brooks si fosse messo a scrivere libri sugli zombi.

Sì lo so, è uscito da poco il film basato su questo romanzo del 2006, ma prima ho voluto leggere il libro. Quando si parla di zombi, per come la vedo io, la faccenda è sempre delicata. Insomma la si può buttare in caciara-splatterona oppure la si può prendere direttamente per le corna sull’aspetto più social-psicologico. Alla Romero per intenderci.

Questa serie di racconti fa parte della seconda, che come si sarà capito è quella che mi piace maggiormente. Insomma Brooks si impersonifica, come io-protagonista, in un Commissario ONU incaricato di raccogliere testimonianze dei sopravvissuti alla piaga-zombie che si è abbattuta sull’umanità. Detta così non fa un gran bell’effetto, ma posso assicurarvi che l’idea di spezzettare tutto il libro in tante piccole storie-testimonianze, beh, riesce a tenere alta l’attenzione.

Come dicevo al centro della faccenda, più che gli zombi, ci sono le reazioni della popolazione mondiale davanti a questa piaga che decima il genere umano, esasperando con un grottesco contrappasso tutte quelle che erano le situazioni di agio e relativo benessere diffuse sopratutto nel mondo occidentale descritto da Brooks.

L’orrore vero, quindi, più che dalle orde di grigiastri non-morti, lo si apprende dalle parole di un famoso manager di una casa farmaceutica, che davanti al registratore del protagonista non si fa problemi ad affermare come la catastrofe sia stata una manna per i propri conti in banca, di come cavalcare l’ondata della psicosi collettiva, immettendo finti e falsi vaccini, la prassi di un sistema sociale degradato e spinto ai suoi eccessi di individualismo sfrenato.

Oppure dalle testimonianze di generali spinti a rivoltarsi contro le proprie nazioni ed i propri connazionali, semplicemente per perseguire il proprio istinto di sopravvivenza.
Insomma a me sto libro è piaciuto. Ieri sera invece mi sono visto il film: che fa cacare a fontana di Trevi. Solita menata di americani col cazzo durissimo per far vedere che hanno una situazione sotto controllo (non è vero) e un Brad Pitt che non lo ammazzano manco se gli fanno fare lo special guest in una puntata di Gandia Shore.