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Cavallo Pazzo

Cavallo Pazzo

Sapete qual è il più vecchio record italiano ad oggi imbattuto? Quello di questo signore qui sopra, al secolo Marcello Fiasconaro. Lo fece segnare il 27 giugno 1973 sulla pista di atletica dell’Arena civica di Milano.
Ma facciamo un passo indietro. Fiasconaro non è italiano, nasce nel 1949 a Città del Capo dal papà Gregorio e dalla mamma Mabel Marie. Gregorio Fiasconaro nella seconda guerra mondiale viene deportato in sudafrica dagli inglesi come prigioniero di guerra e lì decide di far fruttare la sua formazione in ambito musicale come insegnante.

Marcello invece cresce a pane e rugby e arriva fin alle giovanili del Western Province. Fra i vari cambi di casacche arriva ai Villagers e nel corso di alcuni test su resistenza e tenuta imposti dall’allenatore si scopre fondista. Lo scoprono fondista. Al punto che nel 1970 viene invitato in Italia a gareggiare sui 400 metri, ottenendo subito ottimi risultati e recuperando l’anno seguente il passaporto per poter indossare la maglia azzurra.

Ai campionati Europei di Helsinki ’71 si fa notare vincendo l’argento nei 400 e portando al bronzo la staffetta 4×400 ma nel suo futuro non c’è il giro della morte, bensì il doppio giro di pista. Arriva il 1972, Fiasconaro viene tesserato dal CUS Torino e di pianta stabile inizia ad allenarsi per gli 800 metri. Ha un modo di correre potente e il look con i capelli al vento gli consegnano l’appellativo di “cavallo pazzo”, molto simile a quello che verrà coniato per “el caballo” Alberto Juantorena, che strapperà all’italiano proprio il record del mondo.

Ma dovranno passare tre anni da quella sera del 1973, una sera in cui siamo lontani dai concetti di “lepri” e performance quasi ricercate a cui si è abituati nell’atletica moderna. A Fiasconaro veniva “offerto” Jozef Plachý, uno dei più forti specialisti europei sulla distanza, venuto a Milano non di certo per fare da sparring partner ma per giocarsi una gara vera, fino all’ultimo metro se possibile. Fiasconaro vola sulla terra rossa, un treno che chiude sul finale in grande spinta facendo segnare l’allora nuovo record del mondo: 1’43″7.

Come detto sarà poi un altro grande dell’atletica a levarglielo, quell’Alberto Juantorena in grado di vincere 400 e 800 nella stessa olimpiade (Montréal ’78), mentre ad oggi quel tempo rimane un limite invalicato dagli atleti italiani. A onor della cronaca molti l’hanno avvicinato, più di tutti Andrea Longo, capace di un 1’43″74 elettronico (a differenza del tempo manuale di Fiasconaro), ma ufficialmente nessuno ha ancora scalzato il cavallo pazzo.
Fiasconaro non prese mai parte ad un’olimpiade, la sua carriera fu costellata di infortuni e rimane famosa la sua doppia falsa partenza (con squalifica) su un 800 in coppa europa. Non lasciò mai del tutto da parte il Rugby, tanto che nella stagione ’76-’77 vestì la maglia del CUS Milano con cinque presenze e otto mete).


Ultimi metri di Fiasconaro al suo record del mondo