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Le guide del tramonto

Le guide del tramonto

Uno di quei casi in cui il testo originale, in inglese, è decisamente più calzante della sua italianizzazione: Childhood’s End, la fine della giovinezza. In due parole viene già racchiuso il senso del libro, che però si svela proprio sul concitato finale, cui si viene attirati come da una singolare forza di attrazione incrementale rispetto allo scorrere delle pagine e della narrazione.

Step back. Arthur C. Clarke è quello che diventerà il padre di “2001 Odissea nello Spazio” e nel 1953 pubblica questo romanzo di fantascienza apocalittica in quel periodo che vede gli americani uscire dalla seconda guerra mondiale, prepararsi al boom economico e già in clima di aperta guerra fredda. Pensare che la storia è stata scritta così tanti anni fa, se possibile, ne aumenta oltremodo il valore, come già mi era successo poter constatare per “Un cantico per Leibowitz”.

In piena corsa alla rivendicazione delle prime conquiste spaziali, USA e URSS vedono le loro pretese tagliate alla radice dal verificarsi di un evento tanto repentino e veemente quanto inaspettato: enormi navicelle spaziali si materializzano in cielo lacerando l’atmosfera terrestre e rimangono immobili sopra il pianeta costringendo tutti a fare i conti, per la prima volta, con un concetto di “altro” che non affondava le proprie radici in differenze razziali o etniche. Inizia così il controllo dei Superni (questo il nome delle entità aliene) sull’ordine mondiale; un controllo che si esplica non tramite la violenza, il terrore o le tanto amate scene di invasioni dallo spazio di quel periodo. Un comunicato radio in un perfetto inglese, trasmesso tramite tutte le reti radio del mondo, informa che la sovranità della razza umana viene affiancata e guidata, da quel momento, dalla figura misteriosa del Controllore Generale Karellen. Sotto questo protettorato l’umanità conoscerà un’era di sviluppo e prosperità, dimenticando il concetto di guerre e conflitti, imparando a vivere in piena armonia con l’ambiente e le altre creature popolanti il pianeta che erano sull’orlo di distruggere con la scriteriata condotta autodistruttiva delle minacce atomiche, dell’inquinamento senza controllo e della completa indifferenza rispetto all’ecosistema.

Sembrerebbe una favola per figli dei fiori fatti e finiti, e invece i tre capitoli che Clarke ci racconta, percorrono tre distinte fasi dei centocinquant’anni di presenza dei Superni sulla Terra. Fasi in cui a mutare non è solo la percezione del mondo verso di loro, ma sopratutto la stessa umanità, fino ad arrivare al finale che, ve lo assicuro, lascia a bocca aperta per l’intensità delle immagini evocate e la forza del messaggio.

Pur non essendo un grande amante del genere sci-fi, come già capitato per “L’uomo di Marte”, devo dire che questo libro mi ha rapito per il modo con cui riesce a far immergere il lettore nelle vicende, portandolo attraverso un sentiero narrativo mai banale, in cui ogni personaggio che nelle varie epoche fa da contrappunto ai Superni, sembra quasi incarnare le domande, i dubbi e le curiosità del lettore.