Contact Form

Contattami

Per qualsiasi informazione, compila il form e scrivimi!

Autorizzo al trattamento dei dati personali d.lg. 196/03

Skype
nemseck
Follow Me
E-mail
marc.rossett@gmail.com
Residenza
Volpiano TORINO
L’Altro inizio – Margaret Atwood

L’Altro inizio – Margaret Atwood

Capitolo conclusivo della “MadAddam” trilogy di Margaret Atwood, in cui si tirano le fila di tutte le storie e intrecci venuti fuori da “L’anno del diluvio” fino ad un finale forse ambiguo ma in un certo modo catartico.

Strano. Molto strano. La catarsi si deve misurarla da spunti narrativi oggettivi che riportino tutti ad una qualche sorta di “chiusura del cerchio” o, invece, si deve ascoltare più la sensazione che il flusso degli eventi suscita nelle nostre emozioni? Perchè è da questo bivio che son partito nel chiedermi se “L’altro inizio” mi sia effettivamente piaciuto.

Forse mi son lasciato solo trasportare dall’effetto-saga che ti fa affrontare una lettura tanto per vedere come va a finire? No. Alla fine mi sono dato una risposta: credo proprio di no. Questa cosa mi è, purtroppo, capitata con altri libri decisamente low, quindi penso di saperla riconoscere quando si presenta.

Leggere l’ultimo romanzo della trilogia mi è piaciuto. A tratti ho avuto la tipica sensazione che ogni tanto viene sottesa dalla domanda “e quando finirai tutto, non ti mancheranno un po’ i personaggi?”. La risposta è stata subito sì. Mi sarebbe mancata la pacata narrazione di Toby, le vicende della vita di Zeb e le figure enigmatiche dei Craker.

Ecco forse proprio questi ultimi sono l’ago della bilancia che mi ha fatto avvertire “L’anno del diluvio” come il capitolo più debole della saga. Lì compaiono veramente poco, lì sono marginali con le loro domande estemporanee sul mondo e sulle parole comunemente usate dagli umani.

“L’altro inizio” è l’apoteosi del piano misantropico di Crake: un mondo senza male, un mondo quindi senza uomini, dove i pochi sopravvissuti all’apocalisse, come studenti che non imparano e mai impareranno la lezione, si ritrovano piano piano a ripercorrere i soliti sentieri che l’indole della razza umana porta al possesso, alla conflitto, alla prevaricazione. Su tutto il libro aleggia il sapore della fiaba, una lunga fiaba per adulti che dietro alle parole a volte strampalate e alle situazioni paradossali, nasconde quel fondo di verità che fa riflettere sullo stato attuale del mondo, della tecnologia, dell’evoluzione.

In sintesi il libro mi è piaciuto, chiude a suo modo il cerchio, nel finale mi ha fatto emozionare e questa capacità, al netto di tutti i dati oggettivi che si possono riscontrare, è per me l’anima di ogni storia.