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Volpiano TORINO
Bret Easton Ellis – Glamorama

Bret Easton Ellis – Glamorama

A volte vorrei entrare nella mia testa e capire perché, su certe cose, mi fisso in maniera così ostinata. Perché leggere quasi tutta la bibliografia di Bret Easton Ellis? Perché, sopratutto, farlo dal momento in cui “American Psycho” mi ha fatto pensare che possono esistere film meglio dei libri, e “Le regole dell’attrazione”, in combo con “Meno di zero”, hanno sottolineato come essere ottimi scrittori nella forma non vuol per forza dire esserlo anche nella sostanza?

Prendere in mano i suoi libri mi fa sempre sorgere mille domande e voglia di prendere a ceffoni un autore che dimostra di avere davvero del talento, che puntualmente affoga in trame piatte tipo “il personaggio x che si droga tantissimo e vive una vita sconvolta, contorniato da personaggi y e z, sconvolti anche loro, dove finisci per raccontare stereotipi degli anni ’90 che vanno dallo yuppismo al jet set alla generazione x ai soliti cliché esasperati in cui ti sembra di leggere un cuba libre corretto con la Red Bull”.

Glamorama è l’apoteosi dell’inconcludenza narrativa di Ellis. Una sorta di super mattonazzo che vorrebbe raccontare vita morte e miracoli di Victor Johnson/Ward (sì, è proprio lui, il Victor già visto in “Le regole dell’Attrazione”), e che invece diventa una brutta copia dei libri precedenti con la pretesa, ad una certa, di diventare una spy story, poi un thriller, poi una spruzzata di Trainspotting, poi mettiamoci del puro decadentismo spalmato su tutti i capitoli et voilà. Servito su un piatto di nulla un sostanzioso vuoto cosmico condito con sputo post-sbornia.

La parola che mi viene in mente è “Irritante”. I cameo dei personaggi dei libri precedenti spuntano con tale frequenza da farti dubitare del fatto che Ellis possa riuscire a scrivere un libro senza che questo diventi un prequel / sequel degli altri. Stesso registro narrativo, stesse, come detto, situazioni, personaggi-fotocopia che semplicemente hanno la sfiga di misurarsi in contesti diversi. Ma tanto non cambia un cazzen, perché il fondo di base è sempre il medesimo: giovani annoiati dai loro stessi eccessi, che con gli eccessi sembrano suggerire, non so, un qualcosa che evidentemente mi sfugge visto che mi trovo più volte a ripetermi “ma COSA cazzarola STO leggendo?”.

Ammetto che nelle ultime pagine il libro ha però destato la mia curiosità, quella curiosità di chi pensa “ohh visto? tutta sta tiritera no-sense ma alla fine i fili vengono tirati e stiamo arrivando al dunque!”. Sei lì che fremi, lo aspetti fortissimo, questo “dunque”. E prima di poter dire “maccosa!?” ecco che zack il sipario si chiude, buonanotte suonatori, ammiccamenti, sorrisi sardonici al lettore tipo “hai visto che finale ti ho piazzato? non te l’aspettavi eh?”.

No Ellis, proprio non me l’aspettavo di arrivare alla fine del tuo libro e volermi prendere a schiaffi da solo per il tempo buttato a leggerti. Maledetto. Che poi adesso vedo che di libri ne hai scritti altri due e allora sai che ti dico? Con te ho chiuso.

Almeno fino alla prossima volta.