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Jeff VanderMeer – Annientamento

Jeff VanderMeer – Annientamento

Ed eccoci nuovamente qui con uno dei più classici casi di “ti-sei-visto-il-film-e-poi-ti-cerchi-il-libro”. Ammettere subito le proprie colpe è anche il primo passo per andare ad espiarle no? No. Ma cibiamoci di frasi fatte come ci ciberemmo di Fonzie al formaggio, proprio quelli che ti lasciano quell’alito letale per ore.

Arrivo ad “Annientamento” dal film omonimo prodotto da Netflix, cui sono arrivato perché ci recita Natalie Portman. Non credo ci sia bisogno di specificare altro su questo ultimo punto. Dunque io del film, per usare un termine da addetto ai lavori, “non ci ho capito una sega”, quindi scoperto che la faccenda derivava da non un libro, bensì da una serie di libri, ho ben pensato di iniziare, almeno in questo caso, dall’ordine giusto. Esattamente dal primo libro che per VanderMeer costituisce l’inizio della sua “Trilogia dell’area X”.

Toglietevi ASAP dalla testa l’immagine del “professor X” che con la sua carrozzina scorrazza in un giardino chiamato, appunto “Area X”. Qui di “X” c’è solo il forte senso di incognita che mi sentivo quasi tatuata in fronte all’atto dell’aprire il libro, quella che mi faceva dire “no dai Marco, del film c’hai capito na fava, perché ti devi violentare così anche col libro?”.

Perché sono un masochista e, sopratutto, perché sì.
Tirate un respirone di sollievo, il libro, come sempre, è decisamente meglio del film e sopratutto va a colmare e tappare tutti quei buchi narrativi che per Netflix evidentemente sono sempre utili per far diventare una storia un oggetto multiuso. Tipo colapasta. O grattugia per formaggio. O imitazione di una fetta di Emmenthal.

Annientamento ci proietta nell’ “Area X”, una porzione di territorio selvaggio in cui ad una certa ha iniziato a palesarsi uno strano fenomeno che lo ha posto come sotto una “bolla” entro la quale il tutto si riduce al famoso claim di MTV: “no sense makes sense”.
Ovviamente non potevano non esserci militari e big corporations impelagate nella faccenda, ovviamente questa “Area X” non poteva diventare una sorta di feticcio per i complottisti di ogni genere e, ovviamente, da bravi esseri umani curiosi e ficcanaso quali siamo, non poteva partire il prurito duro a volerla analizzare, sezionare, capire, eventualmente riconquistare?

Ecco allora che partono e si alternano varie spedizioni, tutte con esiti alterni, tutte legate dalla stranezza che si portano dietro i rari casi di “ritorno” e documentate nella narrazione dalla Biologa. Chi è la Biologa? Una Biologa. Ok grazie a stacippa, non ce l’ha un nome? No, un nome non ci è dato saperlo, così come quello delle sue compagne di avventura: la Glottologa, la Topografa e la Psicologa. Se pensate sia l’inizio di una barzelleta (aspetto su cui ho riflettuto anche io), tranquilli, siete perfettamente normali.

Non sono invece normali i personaggi che si avventurano nell’Area X. Già perché fin da subito l’ambiente, la natura selvaggia e le sue profonde mutazioni biochimiche, operano dei cambiamenti sulla protagonista e sulle sue compagne. VanderMeer stende un racconto che da quasi tendente alla noia piano piano arriva a catturarti proiettandoti dentro le vicende, facendoti quasi sentire sulla pelle le sensazioni della Biologa, che attraverso le riflessioni annotate sul suo diario, produce un senso costante di crescente inquietudine.

Inquietudine. Ecco, io avrei cambiato così il titolo del libro. Perché non c’è niente di più disturbante che arrivare a fare i conti con sé stessi e scoprire che alla fine della fiera questi non tornano. Perché il processo di cambiamento è il profondo field rouge che unisce tutte le esperienze riportate nel libro (fantastico, volevo dire field rouge dai tempi di “giochi senza frontiere”!).

La Biologa scende a patti con il proprio passato, si trova a dover affrontare un futuro che non riesce a maneggiare ed interiorizza una nuova consapevolezza di sé generata da un processo di muta, come un organismo che si liberi del proprio esoscheletro per raggiungere un’altra definizione. Devo ammetterlo, questa lettura non ha migliorato il mio stato generale di ansia, BUT, è sicuramente una storia che merita e che mi farà aprire subitissimo gli altri due capitoli della trilogia.

Sperando di non essere delusi