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Neil Gaiman, Terry Pratchett – Buona Apocalisse a Tutti!

Neil Gaiman, Terry Pratchett – Buona Apocalisse a Tutti!

Neil Gaiman + Terry Pratchett, cosa potrebbe andare storto? Appunto. Nulla.
La mia fame di libri mi ha portato a saltare dall’Everest ad un qualcosa che potesse dare soddisfazione a quella mia “voglia di qualcosa di buono, Ambrogio”. Allora ecco che a occhi chiusi mi butto senza elastico con in mano “Buona Apocalisse a Tutti!”.
La fiducia è così cieca che neanche penso di toccarmi fugacemente mentre procedo a caduta libera nella storia. E non mi schianto, perché lo sapevo, perché con Gaiman si gioca in casa anche quando sei in trasferta. Stadio pieno, tifosi ululanti e voglia di vincere la tua partita con tantissime azioni in slow motion per esaltare il gesto.

Ho una particolare predizione per tutta quella letteratura/filmografia che prende episodi biblici e li rielabora in chiave contemporanea. Il tema è sempre delicato perché il rischio di fare una cagata colossale non è solo dietro l’angolo, ma pende sulla tua testa come un bilico tenuto su dagli elastici delle Barbie.
Siamo a elle-apostrofo-ondon o, meglio, in England, dove due improbabili membri degli schieramenti angeli-demoni si arrabattano a fare le spie da guerra fredda al punto, alla fine, da diventare amici.

Azraphel per i bianchi e Crowley (dai bel nome-citazione) per i neri. Gaiman e Pratchett ci mettono ancora una volta seduti sulle loro ginocchia e ci raccontano questa bellissima storia che ipotizza l’avvento dell’Anticristo, propedeutico all’inizio dell’Apocalisse così come la conosciamo. Cioè. Insomma. Quasi. Ci saranno i cavalieri, ci saranno i segni, ci saranno i profeti inascoltati e quelli che neanche sapevano di esserlo, ci sarà fin dall’inizio la magia di un racconto che si può leggere a più livelli di interpretazione. Ogni personaggio è una caricatura, così come ogni situazione, perché alla fine l’Apocalisse è anche bene non prenderla troppo sul serio o si rischia di farsi del male!

Ho fatto i due nomi di quelli che saranno in gran parte al centro delle vicende, ma in realtà questo è uno di quei libri che definirei “corali”. Si può dire “corale” di un libro? O invece si usa solo a teatro? Rispondete lesti scrivendo a asap@domandechenontifannodormire.it ore abbiocchi.
Non spenderò altre considerazioni, il romanzo è molto bello, mi è piaciuto in toto ed è una di quelle letture che davvero vi consiglierei a occhi chiusi.