Mattia Insolia – Gli Affamati

Questo libro ha fatto il miracolo. O meglio per quel che mi riguarda di miracoli ne ha fatti almeno due: tornare a farmi venir la voglia di leggere e tornare a farmi venir la voglia di commentare ciò che leggo. Yes, perché girata l’ultima pagina di questo romanzo non si può assolutamente rimanere indifferenti, si ha letteralmente voglia di citofonare alle genti e dire “porca merda, devi proprio leggerti sto libro e farmi sapere cosa ne pensi, perché secondo me è una bomba!”.

Senza troppi giri di parole: lo è. Quindi gioco a carte scoperte dopo manco un paragrafo, il libro non solo si divora ma è davvero, credo, la miglior cosa che mi sia capitata di leggere in epoca recente (pur considerato il periodo pre-Covid, in cui ero un lettore assolutamente più fedele al dogma del “un libro al giorno leva il medico di torno”). Inoltre questo libro mi è stato consigliato da un’amica (che ringrazio a mani giunte), quindi vista la mia atavica e già ampiamente documentata riluttanza ad ascoltare consigli di letture, si tratta davvero di una Waterloo delle mie convinzioni.

Ho letto il libro senza curarmi di andare a vedere chi fosse l’autore, pensando però, mentre lo leggevo, che doveva essere uno veramente con i controcazzi per come sapeva menare a destra e manca la sua narrazione. E invece poi scopro che è l’opera d’esordio di Mattia Insolia, classe 1995. E penso: “nel 1995 io stavo cercando di decidere chi preferissi fra gli Oasis e i Blur”. Fine del momento in cui mi sento terribilmente vecchio.

Dicevamo: 1995 ragazzi! Opera d’esordio, ragazzi! E che esordio col botto. Una scrittura che a tratti ricorda un Ammaniti ma con degli spunti anche che ritornano alle atmosfere di “Stoner” di Williams (non a caso citato anche nel libro). Ovviamente la mia osservazione non è tanto un “eccolo che si è messo a fare il copione”, assolutamente. L’aspetto spiazzante di Insolia è proprio la sicurezza e la personalità che già emerge da un’opera prima, dove molte volte il cadere nella tentazione di emulare i propri scrittori di riferimento diventa quasi un riflesso incondizionato più che una scelta consapevole.

La storia è ambientata nel sud italia, è la storia di due fratelli che lottano contro le cicatrici che la vita ha imposto loro, costringendoli forse troppo presto a dover fare delle scelte senza però aver potuto sviluppare tutti gli strumenti che possano consentire loro prenderne effettivamente in maniera costruttiva, consapevole. È una storia di vinti che cercano di affrancarsi all’interno di una miseria in alcuni casi generata proprio dalle loro stesse dinamiche viziose, è una storia che colpisce come un pugno che lascia un livido da cui non si riesce a staccare lo sguardo.

Insolia è bravissimo a raccontare una storia, di per sé semplice, organizzandola in maniera sapiente con delle scelte di montaggio narrative che sembrano prese a prestito da un film. Un film di quelli che sanno partire mostrandoti la fine, ma nonostante ciò riescono a tenerti incollato lungo tutto l’iter che sai ti porterà alla scena iniziale. Credo sia una grandissima qualità, questa e nel contempo una prova di maturità mica da ridere, sopratutto se sei alla tua opera di debutto.

Il libro, in buona sostanza, lo consiglio di brutto. E son qui che mi rigiro in testa sto anno, 1995.
Che roba ragazzi.
1995. E comunque fra Oasis e Blur erano meglio i Kula Shaker.

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