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Home / I Love Writing / Niccolò Ammaniti – La vita intima

Niccolò Ammaniti vuol dire fiducia. Vuol dire comfort zone, quella comfort zone letteraria che fino ad oggi non mi ha mai tradito. Spoiler immediato: non mi ha tradito manco questa volta, anche se, diciamola tutta, mi ha dato qualche motivo per cui fargli le pulci. Niccolò Ammanetta Ammaniti, che proprio così, "a manetta", ti prende e ti schiaffa dentro i suoi romanzi piè pari, facendoti prendere confidenza con i personaggi quasi che siano ogni volta vecchi amici di cui ti eri dimenticato. Perché Ammaniti è così di carattere, narrativamente parlando. Ti mette a tuo agio, almeno all'inizio, e poi piano piano shakera tutto quanto e non sai mai che cocktail finirai a berti alla fine della faccenda.
"La vita intima", proprio quando dal titolo pensi di esserti infrattato in una qualche storia dai vaghi aromi di "soap", ti ricordi che con Ammaniti non ci si può sedere alla prima impressione di un titolo, di una copertina. Tre due uno ed ecco che ci viene introdotta la protagonista. Maria Cristina Palma è una donna bella (la più bella del mondo), ricca, famosa, desiderata da tutti, first lady del Primo Ministro, ex atleta, ex modella, ex un sacco di cose su cui puntualmente si interroga nel dubbio serpeggiante: "sono tutte queste cose a definirmi?".
Insomma Ammaniti, chevvelodicoaffare, si destreggia veramente come un maestro con la sua penna. Dipinge, colora, disegna, prepara i caffè, vi fa pure un massaggio alla cervicale se avete avuto una proverbiale giornata demmerda (oh mio dio, ma sto parlando di me??!), che altro volete? Che vi ramazzi pure casa? Io che sono uno stronzetto esigente, sì. E infatti nonostante il romanzo ti catturi per lo stile narrativo, la cura dei dettagli, tante piccole cose lanciate lì per stuzzicare la tua fantasia (come la risolverà questa? che piega prenderà la storia?), la sensazione generale è di un costante e sordo "aspetta che poi te lo spiego".
Che va anche bene, però alla fine se crei il climax, se fai salire l'aspettativa, poi devi mantenere la promessa. Ammaniti la mantiene? In parte. Forse mi ha abituato troppo bene o forse sono invecchiato male, fatto sta che di tutta quanta la faccenda la mia sensazione finale è di una montagna che partorisce un topolino. Un topolino molto grazioso, sicuramente educato e gentile, nemmeno troppo paraculo tipo un "Mickey Mouse", qualcosa più alla "Splinter" delle Tartaruge Ninja. Un simpatico roditore zen che vi insegna un po' la vida loca.
Il racconto si concentra su determinati giorni che saranno una svolta, una sorta di epifania per la protagonista, in cui per mezzo di tutta una serie di eventi più o meno collegati da rapporti di causa/effetto, la nostra lady effettuerà un processo accelerato di auto psicoanalisi e arriverà a comprendere il senso della propria vita. O almeno è quel che penso Ammaniti volesse trasmettere alla fine di tutto. Il punto è che proprio sul finale, quando dovrebbero giocarsi tutte le carte, quando arriva l'ora "X", il grosso delle premesse si sgonfia come quei palloni "Super Tango" sacrificati sulle punte del cancello di casa mia, quando ero ragazzino. Un processo di "self empowerment" il cui senso sembra voler suggerire un "hai visto? ha trovato la sua strada!", quando invece finisce per suonare come un ennesimo, ulteriore, scadere in scelte interiorizzate come proprie ma motivate dall'aver subìto le dinamiche altrui.
Chissà se ha un senso quel che ho scritto. Chissà se l'idea che mi sono fatto è completamente sbagliata, o forse era proprio quel che quella vecchia volpe di Ammaniti voleva facessimo tutti quanti: servirci un wannabe "happy ending" con il titolo di coda finale del "Ma vissero VERAMENTE tutti felici e contenti?". In questo caso, così fosse, chapeau di brutto.
Comunque, fine della recensione perché non so più che altro scrivere. È Ammaniti, ho letto praticamente tutto di Ammaniti e se ti piace Ammaniti, oltre a scriverlo duecento volte in un testo in cui parli di un suo libro, sei prima di tutto conquistato dalla sua "cifra" stilistica. Perché il bello è aprire un suo libro e sapere che è suo per quel modo così tipico di servirti la storia. E allora spocchia a parte, ricordatevi che anche se i guru motivazionali su Instagram continuano a dirvi di pisciare sopra la vostra comfort zone, la comfort zone, nel 90% dei casi, funziona.
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