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15 Aprile 2026
Stephen Markley – Ohio

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Stephen Markley – Ohio

"Ohio ma sei scemo? Mi hai fatto male!" È quel che si potrebbe dire nel cercare di fare esercizio di ermetismo per riassumere tutto ciò che questo libro è stato in grado di generare nel sottoscritto. Che, beninteso, può voler dire tutto e il contrario di tutto. Perché il romanzo di Stephen Markley è un qualcosa di altamente coinvolgente, che a tratti diventa un mignolo sbattuto sull'angolo di una porta mentre di notte cerchi solo di andare al cesso e non sai bene in che pianeta ti trovi, in altri momenti ti ribalta e in altri un po' ti annoia.

Se fosse un'espressione matematica, "Ohio" sarebbe una di quelle lunghissime operazioni con duecentomila parentesi fra tonde, quadre e graffe. Perché Markley per raccontarti una cosa non ce la fa ad andare dritto da punto A a punto B. No, lui deve aprirti questi excursus che fai una fatica nerissima a tenerti a mente di chi sta parlando rispetto ad altre parentesi aperte in precedenza che ti fai uscire quasi il sangue dal naso. Ma questo, amici miei, è solo l'inizio.

Partiamo dall'inizio: com'è che sono finito a leggere "Ohio"? Come nella più classica delle tradizioni dei "non lo so". Ricordo vagamente di aver visto questo titolo in qualche mia ricerca online e chissà perché mi sono detto: ma sì che male potrà mai fare un mattone da 544 pagine? Risposta: se te lo dai in testa abbastanza, se invece decidi di leggerlo livello "ti sogni le cose la notte poi". Ed è andata esattamente così.

Insomma a prescindere da tutto quando un libro arriva così a fondo nel tuo subconscio da insinuarsi nei tuoi sogni, significa che al netto dei suoi difetti, al netto della sua trama, al netto di tutto, qualcosa arriva. E Markley sicuramente conosce tutti i trucchetti del mestiere per fartelo arrivare per direttissima, perché confeziona un romanzo scritto in maniera impeccabile, con una modalità di racconto che mischia cinema e poesia, fast food e alta cucina, schiaffi e carezze, colori e chiaroscuri, Pelè e Maradona, Tom e Jerry ... no aspe. Mi sto perdendo.

Allora il fatto è che "Ohio" trasmette fin da subito questa sorta di pretesa sussurrata in maniera passivo-aggressiva tipo "voglio essere un romanzo generazionale, capish?" e poi "voglio essere IL TUO romanzo generazionale, ok?", che tu ti senti da una parte un po' intimorito tipo "si ok amico però calma io stavo solo cercando di occupare il mio tragitto da pendolare" e dall'altra pensi "Mmm quindi ti senti il BIG DEAL eh? Vediamo che sai fare".

Come dicevo prima, Markley ci sa sicuramente fare. Io non ho mai letto nulla di lui ma certamente è di quel genere di autori americani usciti da uno di quei loro corsi universitari incentrati proprio sulla scrittura, che pur essendo tecnicamente molto ma molto valido, a tratti mi ha lasciato l'interrogativo del "sì tuttomoltobello (tutto attaccato), ma dov'è la tua anima?". Perché lo Stephen in questione mi pecca forse un po' in mancanza di personalità: ti scrive questa supermega opera lirico-epico-cavalleresca sulla gioventù di una certa Ammeriga e lo fa in quel modo forse per me un po' troppo patinato da scrittore-sforna-best-seller certificato.

Come al solito io mi fermo a fare la spocchia sulle cose senza entrare troppo nel dettaglio della storia, questo perché sebbene finirò all'inferno, non voglio finirci per l'ottavo peccato capitale: lo spoiler. Posso però raccontarvi che la sinossi è quella che vede diversi ragazzi, ormai adulti, ritornare a New Canaan in Ohio, dove hanno vissuto la loro adolescenza fino alla High School. Prima che vi affanniate: ho già cercato io su google maps tutto quanto e no, New Canaan non esiste, è un'invenzione del buon Markley. Tornando a noi: tutti i personaggi fanno rivivere nei capitoli a loro dedicati il loro passato che si mischia con il loro presente, un passato che vede le loro vicende intrecciarsi in un modo delicatissimo tipo "edera-rampicante-pezza-di-merda" per sconfinare in un presente che man mano che si prosegue con la lettura si apre in mille sfacettature.

La generazione raccontata da Markley è quella di noialtri vecchi ruderi nati nei primi anni '80. Quelli che si ricordano esattamente dov'erano l'11 settembre 2001, quelli che han vissuto la crisi del 2008 come un gatto in tangenziale a ferragosto, quelli a cui erano state fatte delle promesse (o che si erano fatti delle promesse) più o meno mantenute. Quelli, insomma, che si sono trovati a vivere le idiosincrasie dei primi duemila (e anche oggi ho usato la parola "idiosincrasie" e posso darmi un cinque alto di gettone-presenza).

Il libro si legge, anzi, direi che si divora. Questo perché ad una certa si innesca anche l'effetto-soap-opera che dà un boost mica da ridere alla scimmia che ti sale per sapere come andrà a finire, come si risolveranno tutte quelle maledettissime parentesi tonde-quadre-graffe. Quindi lo consiglierei come lettura? Assolutamente sì, però fate attenzione che tutto quanto ad una certa rischia di diventare una frittata in cui è scappato troppo sale e troppo pepe.

E allora mi direte voi (e me lo chiedo anche io) ma nella frittata il pepe ce lo si mette? Se vi piace forse sì. Quindi se vi piace beccatevi Ohio ma attenzione a non farvi male.

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