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20 Febbraio 2026
Italo Calvino – Le Cosmicomiche

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Italo Calvino – Le Cosmicomiche

Un, due, tre, stai là! Mi giro e cerco di capire cosa sia cambiato, se qualcosa si è mosso. Sono gli effetti collaterali che la lettura de “Le Cosmicomiche” di Calvino si porta dietro? O forse semplicemente sto diventando più idiota? Sono domande che ti scuotono e ti spingono a guardare l’universo che ti sta attorno con occhi diversi, quegli occhi che in questo libro il buon vecchio Italo mette al servizio di un genere che definire “sci-fi” sarebbe fargli un torto.

Già perché “Le Cosmicomiche”, datato 1965, si capisce fin da subito che di fantascienza ha poco, almeno nel senso stretto del genere. Non perché definirlo tale sarebbe offensivo, anzi, la produzione sci-fi di quegli anni penso sia una di quelle piccole gemme della letteratura di fantasia. Semplicemente perché Calvino inanella una serie di storie, tutte collegate da un sottile filo rosso, a volte meno marcato, a volte più evidente, in cui crea e rivisita in maniera particolare tutte le leggi della fisica e le scienze dell’evoluzione.

E lo fa alla sua maniera, come se fosse un bambino che si siede ad un tavolo con della creta e si sente libero e leggero nel dare una forma concreta alle immagini che la sua testa, come solo i gli esseri meravigliati e pronti a meravigliarsi sanno fare, di volta in volta va a comporre in una cosmogonia sinfonica. Personaggi dai nomi bizzarri che saltano da un “qui” temporale ad un altro con la meccanica facilità con cui sbattiamo le palpebre. Storie che diventano ognuna una piccola metafora che sorprende nella capacità di sapersi adattare tanto all’anno dell’uscita del libro quanto a questo nostro presente, perché il sotteso, forse, è proprio il fatto che come per i personaggi de “Le Cosmicomiche”, cambiano le epoche, cambiano le galassie, cambia la forma della materia, ma alla fine tutto è un grosso cerchio di corsi e ricorsi che si presentano ciclicamente in maniera impercettibilmente diversa.

Questo, forse, fa sì che “Le Cosmicomiche” si possa assimilare alla lettura sci-fi. Questa capacità di attraversare le epoche con le sue suggestioni, facendo riflettere il lettore non solo sul passato che può esserci stato, ma soprattutto su come quel presente “futuribile” della narrazione, abbia poi trovato dei risvolti reali nella realtà. Calvino lo ribadisce fin da subito nella prefazione: il suo intento era quello di produrre una raccolta che richiamasse il concetto americano di “comics”, quel genere di letture in bilico fra il pop e il fanciullesco, forse proprio per questo in grado di liberarsi maggiormente da una serie di convenzioni letterarie.

Convenzioni letterarie che Calvino non ha mai avuto troppo timore di ignorare, spesso risultando, a mio sentimento, una voce fuori dal coro della tipica letteratura italiana. Forse è proprio questa una delle più grandi eredità che dovremmo tutti quanti riconoscergli e che in un certo senso “Le Cosmicomiche” sublimano. Insomma è un libro che va letto con i suoi tempi, lasciando che le storie si depositino un po’ passando dalla pancia fino al cervello. Sì, facendogli fare un percorso di digestione inversa, perché così come certe leggi della fisica vengono raccontate nel loro modellarsi, anche le storie dell’opera di Calvino hanno bisogno dello stesso processo.

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