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Tregennaioduemilaeotto

Tre gennaio duemilaeotto, mi alzo con la meccanica volontà del far cessare la solita sveglia con cui i Radiohead auspicano “No Alarm and No surprises” per la mia mattina. Tre gennaio e mani fredde, maledetta vasocostrizione periferica, maledetta caldaia che perde, maledetta bacinella strapiena di acqua, piedi bagnati, odio avere i piedi bagnati il tre gennaio, a meno di non essere su una spiaggia s’intende.
Il flusso di pensieri che si sviluppa dal gabinetto alla sedia dove recupero i miei jeans viene interrotto dal rendermi conto che è arrivata la neve.
Cazzo.

Mi piace la neve, sopratutto al tre gennaio, visto che non ci sta neanche male all’idea… però so che ora la neve non vuol più dire pupazzi, gare a palle di neve, passare la giornata appiccicato al termosifone mentre fuori vedo i fiocchi cadere. No fra me e la neve so che ci sarà una lancia y da tirar fuori dal garage, un cancello, reso difettoso dal clima, da aprire e poi una strada da affrontare… lunga strada in cui tutto scricchiola e sdrucciola e poi il solito lavoro le solite facce.

Tre gennaio duemilaeotto, in macchina metto “Il Gulliver” dei Verdena e mi rendo conto che non sto pensando molto, a dire il vero mi rendo conto di aver tirato parecchie conclusioni, negli ultimi tempi, senza interrogarmi troppo. Sostanzialmente ho il simulacro del “nuovo anno”, termine che ognuno sembra quasi dover ergere ogni volta quale spartiacque esistenziale, proprio con la fottutissima sensazione di voler dare un taglio netto a determinate cose sbagliate in me.
Non avevo molta voglia di andare fin a Serre Chevalier per capodanno eppure mi son reso poi conto di aver fatto la scelta giusta, perchè alla fine anche se siamo un gruppo un pò disastrato che si perde e si riprende si tira e si molla, anche se per molte cose siam tutti diversi, quando ci ritroviamo c’è quel calore familiare che demanda il tempo ad uno stato sospeso, in cui percepiamo una sottile linea rossa sempre presente che, nonostante tutto, ci tiene uniti.
Lo stato di sospensione alimenta pensieri, li convoglia e ti fa capire come la tua tendenza a correre dietro a “Quello che non c’è” sia proprio il punto di partenza che vuoi cercare di cancellare dalle tue giornate.

Tre gennaio duemilaeotto, realizzi guidando con gli occhi sgranati nella paura di far cazzate al volante che non vuoi più scendere troppo a compromessi con la tua dignità per cercare un’ipotetica felicità o per essere sempre gentile, sempre aposto, sempre inculato. Niente verrà regalato dal fato o dalla fortuna, niente pioverà dal cielo tramite miracoli o quant’altro, la principessa azzurra è un’utopia di chi aspetta un pullman inesistente ad una fermata che si è autocostruito da sè.
Rimboccarsi le maniche e lavorare. Per la mia felicità. Per la mia serenità. Per rompere gli schemi e finalmente incontrare chi smette di ricordarti quanto sei speciale e semplicemente decide di viverti per ciò che sei, nel bene e nel male.

Tre gennaio duemilaeotto, pochi pensieri?
Sempre troppi.
Ma diversi.