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Home / I Love Writing / Nevil Shute – L’ultima spiaggia

Questo romanzo di Nevil Shute era lì, esattamente dove doveva stare. Ovvero precisamente in quel calderone di "libri-che-forse-sono-vagamente-post-apocalittici-che-non-ho-ancora-letto". Devo dire che è un posto ultimamente (purtroppo) parecchio vuoto e proprio per questo il libro di Shute ha assunto come premessa più un'idea di "raschiamo il fondo del barile" che scelta convinta.
Tant'è. La mia missione ormai è diventata quella di scovare qualsiasi roba sul genere "post apocalittico", quindi "L'ultima spiaggia" mi ha messo il tarlo fin dalla sua sinossi e poi, onestamente, per il fatto di essere immancabilmente uno di quei libri finiti poi nella collana "Urania".
Allora se una rondine non fa primavera, è anche vero che "serie Urania" non vuol dire per forza "libro figo". E purtroppo qui, almeno a me, è cascato lo Shute. Capiamoci: l'idea è anche intrigante. Immaginate uno scenario in cui negli anni '60 si è combattuta una guerra mondiale fra tutte le big potenze dell'epoca. Come nel più classico format dell'inettitudine umana, le nazioni iniziano a bombardarsi a vicenda con armi nucleari all'insegna del motto "ma tanto ammè chemmenefregammè io c'ho il diesel". Come finisce? Ovviamente che mezzo mondo è cancellato dall'olocausto atomico e l'altra metà si trova a subìre giocoforza le conseguenze di questo olocausto. Nubi radioattive che si alzano e iniziano a fare un tour mondiale di quelli da sold out per lo sterminio graduale di tutta la razza umana, per capirci.
Quindi, insomma, nella più classica tradizione dei romanzi sci-fi scritti in piena guerra fredda ("L'ultima spiaggia" o "On the beach" se vi piace di più, è datato 1957), il racconto di Shute butta in paragrafi semplicemente quelle che potevano assolutamente essere degli scenari futuribili per l'umanità della sua epoca. Riesce anche a farlo, a tratti, con quella vena di critica sociale all'ottuso formalismo dei governi, quello che ti fa capire fischi per fiaschi, Roma per toma e magari, alla fine bonza per bomba.
Però alla fine il nostro Nevil, che con il suo romanzo ci porta in un'Australia nei dintorni di Melbourne, dove la gente attende il programmato ed inesorabile arrivo del "tour del vento radioattivo", sceglie di concentrarsi a raccontare come alcuni personaggi arriveranno ad affrontare l'inevitabile.
"Vabeh, criticone infamone, che c'è di male? Fin qui tutto ok no?" Vi verrebbe da dirmi. E a ragione. E io vi rispondo: sì ok va bene, il problema non è tanto la scelta narrativa del farci vivere la fine dell'umanità attraverso le storie di cinque personaggi che si intrecciano, il problema è il come sceglie di farlo.
Togliamo lo strato di convenzioni sociali, stereotipi di genere e luoghi comuni tipici di un'epoca in cui, volente o nolente, certe cose giravano in quel modo e mettersi a fare i revisionisti de staceppa non ha moltissimo senso (per quanto certe situazioni descritte, un po' di fastidio lo vadano a solleticare). Diamogli anche tutto il beneficio del periodo storico a livello politico e sociale. Però Nevil Shute in diversi punti di questo libro fa scendere il latte alle ginocchia anche per lo stile narrativo, per questo suo incaponirsi in alcuni dialoghi che sembrano una partita a tennis nella nebbia fra Fantozzi e Filini, per il voler cercare di dare carattere ad i suoi personaggi riuscendo invece solo ad appiattirli ancor di più nel loro stesso piccolo ruolo.
A tratti mi sono immaginato Shute pensare di scrivere sto libro sperando che qualcuno lo prendesse e ne facesse uno di quei film della Hollywood degli anni '50 in cui fra fiumi di alcool e siga ci sono sti "veri ommini de celluloide" che con lo sguardo di chi sa sempre dove sia il posto buono di The Infrè smazzano il torrone e fanno la fine di piccoli John Wayne turgidi fino alla fine. E sta cosa, perdonatemi il francesismo tecnico-tattico, mi ha veramente scartavetrato i maroni.
Un romanzo sci-fi dalle premesse interessanti che alla fine viene buttato ogni tre per due sui binari del melodramma patinato. Insomma: che occasione sprecata!
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